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Censura 2.0: aspetta che ti mostro il ca*** che me ne frega
E’ recentemente esploso, giusto con qualche decennio di ritardo, il dibattito pubblico sulla questione delle fake news, meglio note come bufale e che, incredibile a dirsi, possono diventare un problema.
Ovviamente “dibattito pubblico”, in Italia, vuol dire una gara a chi la spara più grossa, con una sfilata di dichiarazioni da mani nei capelli che partono dal fenomenale presidente dell’Antitrust, Giovanni Pitruzzella e la sua proposta di un ente terzo per la verifica delle notizie, passano per il brillante leader dei Cinque Stelle e la sua giuria popolare scelta a caso e, infine, approdano all’esuberante presidente dell'autorità garante per la protezione dei dati personali, Antonello Soro, secondo il quale “nelle democrazie liberali il problema viene affidato alle istituzioni preposte, che sono le autorità giudiziaria e indipendenti, quando ne abbiano competenze stabilite dalla legge” perché, si sa, nessun paese può definirsi democratico senza un’apposita istituzione che decida cosa la stampa può pubblicare e cosa no. La situazione diventa così surreale, che davanti alla sfilata di follia sembra lucido persino il parere del sottosegretario con delega alle Comunicazioni Antonello Giacomelli, il quale sostiene di avere l’impressione che “gli Over the top stiano diventando il bersaglio più facile di chi voglia difendere gerarchie, vecchie abitudini, rendite di posizione”; insomma, tutti contro internet, pronti a impugnare l’arma della censura e senza nemmeno domandarsi se, forse, qualche titolone sensazionale lo si sarebbe potuto evitare, magari in virtù di una buona informazione.
05/01/2017