Home
HomeRedazioneS.I.T.Archivio Newsletter NLArchivio S.I.T.PubblicitàLink utiliContatti
 
Notizie EditoriaNotizie Giurisprudenza e NormativaNotizie Radio e TVNotizie WebNotizie VarieRaccolta EditorialiSpeciali NL
I prìncipi dei princìpi
Alla fine hanno deciso per lo scontro frontale. Dopo aver bisticciato per qualche mese, addebitandosi vere e presunte affermazioni, Vincent Bolloré e Pier Silvio Berlusconi si sono trovati d'accordo almeno su una cosa: rivedersi in tribunale per la vicenda Premium.
Compromesso necessario per addivenire al gettito dalla finestra di qualche altro milione di euro nelle more della conclusione di una trattativa che difficilmente si definirà senza una transazione (per definizione consensuale). Come se le pay tv dei due gruppi (Mediaset Premium e Canal+) non avessero mangiato già abbastanza risorse... L’ultimo capitolo della saga è la rinuncia al dialogo da parte di Vivendi, seguita da una lettera che ufficializza la fine della cogestione, della quale si parlava all’interno del contratto siglato ad aprile e che, secondo Mediaset, sarebbe indiziaria dell’esistenza e della validità sostanziale dell’accordo. A quel punto, ci sarebbe da chiedersi se in Francia sia arrivata almeno una telefonata per avvertire che Premium avrebbe dato una sforbiciata ai prezzi dei suoi pacchetti oppure se a Cologno erano troppo risentiti anche solo per dialogare (si dice che i brianzoli siano particolarmente rancorosi e i Berluscones sono fabbricati in Brianza). In ogni caso, a parte le voci grosse e i petti gonfi, l'esito del divorzio è semplice da prevedere: le due compagnie continueranno a bruciare montagne di denaro per sostenere attività non redditizie, che, forse, insieme, avrebbero avuto una, pur remota, possibilità di sopravvivenza, ma che, da sole (lo dicono i numeri), sono due pozzi senza fondo. Tutto questo, semplicemente, per una questione di principio: perché “quando si firma si firma”. D’altra parte, si sa, le questioni di principio sono cose da ricchi.
21/10/2016