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L'era del click
Alla fine sta (purtroppo) andando come previsto: l’ingresso di Mediaset nel comparto radiofonico sta alterando pesantemente equilibri ed assetti. E, in parte, li sta già riscrivendo.
A parte l’irrisolta collocazione delle radio “in eccedenza” pubblicitaria del gruppo dei Berlusconi (Radio Italia, da subito e Kiss Kiss in un secondo tempo), il Biscione ha iniziato a strisciare nei centri media con stuzzicanti confezioni natalizie di radio-tv-stampa-internet con l’obiettivo di portare a casa quanta più parte possibile del budget disponibile (colladauta tecnica del “ghe pensi mi”). Con l’effetto che, da una parte, la vendita a pacchettone con profumo di dumping starebbe già creando un pericoloso abbattimento del prezzo per singolo spot, con risultati destabilizzanti per un comparto, quello radiofonico nazionale, che a fatica aveva cercato di livellarsi verso l’alto (anche se l’allineamento agli standard francesi ed inglesi è di là a venire), mentre, dall’altra, inevitabilmente conduce al commercio massivo delle teste illuminate senza valorizzazione del peso specifico. Insomma, la peculiarità del singolo mezzo, anche se altamente performante, nella pesca a strascico rileva sempre meno, se esso non fa massa critica (ormai considerata tale se > 10 mln di teste nel g.m.). Di qui la corsa di competitor, più o meno angosciati, con iniziative più o meno ragionate e più o meno nazionali mirate allo sviluppo dei propri volumi d’ascolto. Ma la strada è tracciata e il modello da seguire è quello di Internet: il click in quanto tale. Punto e basta.
28/10/2016