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DTT. Banda 700 MHz: già vistosi i problemi con la tabella di marcia. E spuntano le soluzioni "creative"

L’Italia è riuscita a ottenere l’agognata dilazione di due anni per la liberazione della banda 700 MHz, che dovrà passare entro il 2020 (con tolleranza fino al 2022) dalle televisioni alle connessioni mobili, in vista dello sviluppo del 5G.
Il ritardo dovrà essere debitamente giustificato, ma, viste le estreme criticità del sistema televisivo italiano ciò non dovrebbe costituire un problema. Adesso, però, ottenuta questa vittoria, che invero cambia di poco le carte in tavola (due anni sono comunque un tempo insufficiente a ridurre le difficoltà vista la massiva presenza di mux sulla banda 700 MHz), inizia la tabella di marcia stabilita dall’Unione con la prima scadenza già a fine 2017. Entro tale data occorrerà concludere gli accordi di coordinamento interferenziale con gli stati confinanti, per poi passare al piano di liberazione delle frequenze da presentare entro il 30/06/2018. Inutile dire che l’Italia si trova in un ritardo che rischia di aggravarsi ulteriormente nei prossimi mesi: un po’ per ragioni politiche, visto che l’agenda dell’attuale Governo è comprensibilmente concentrata sulla legge elettorale da mettere in cassaforte prima che finisca la legislatura, un po’ per l’immobilismo tecnologico della televisione del Belpaese. In Italia, infatti, la trasmissione via etere è quasi completamente priva di alternative: il cavo non è mai nato a causa di decisioni normative del passato, il satellite è praticamente monopolizzato e nel panorama Ip gli operatori hanno iniziato da poco a fare capolino, scontrandosi con le grosse major provenienti dall’estero. Il risultato, è che qualsiasi decisione si prenda sulla tv digitale ha un impatto di magnitudo esponenzialmente più grande rispetto a qualsiasi altro paese europeo; questo significa che qualsiasi cambiamento si scelga di adottare per far rientrare gli stessi operatori in uno spazio frequenziale notevolmente ridotto, impatterà su quasi il 100% della popolazione italiana. In testa c'è l'obbligo programmato di switchare al DVBT-2, soluzione che, moltiplicando la capacità trasmissiva, compenserebbe i mux sottratti dalle telco; alcuni hanno anche proposto di consentire agli operatori che hanno oggi diritti sulle frequenze della banda 700 di utilizzare gli spazi sui quali hanno titoli per lo sfruttamento ma con la loro nuova destinazione, cioè connessioni mobili: quest’idea però finirebbe per portare troppa concorrenza nel settore delle connessioni mobili che giusto ora, con la fusione Wind-3, tirano un sospiro di sollievo dalla guerra dei prezzi degli ultimi anni. Comunque vada, la situazione sembra spinosa e destinata a nuocere a qualcuno (in genere, in questi casi, si scelgono i cittadini), questo a meno che non si opti per soluzioni più drastiche, come riconoscere il valore delle trasmissioni via Ip. (E.V. per NL)
11/01/2017 12:23
 
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