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DTT. Dal 01/01/2017 in vendita solo tv con T2. Switch-over trasmissioni entro 2022 con principali canali in simulcast

A partire dal 01/01/2017 sul territorio nazionale non possono più essere venduti televisori con le vecchie codifiche DVB-T/MPEG2 o MPEG4.
Ne dà conto Confindustria Radio Tv, ricordando che "i terminali dovranno essere predisposti per la ricezione del nuovo standard DVBT-2/HEVC, digitale terrestre di seconda generazione, che permette un uso più efficiente delle frequenze attraverso una compressione stimata del 30% del segnale". È quanto previsto “Decreto Milleproroghe 2015”, poi convertito nella Legge 11/2015, che a suo tempo ha fissato al 01/07/2016 (posticipandolo di 18 mesi) l’obbligo di inserire un sintonizzatore DVB-T2 negli apparecchi televisivi e nei decoder per le vendite dai produttori ai distributori al dettaglio (previsto dalla Legge 44/2012). Il decreto ha inoltre esteso, accogliendo le preoccupazioni espresse da Confindustria Radio Televisioni, l’obbligatorietà delle codifiche a tutti i codec compreso lo standard di compressione HEVC, che è quello che si è maggiormente diffuso sul mercato internazionale. L’estensione dell’obbligo ha permesso di: garantire ai consumatori la rapida introduzione di apparecchi atti a ricevere servizi televisivi DVB-T2 con codifica evoluta HEVC; evitare che il territorio italiano diventi un mercato di “risulta” di televisori obsoleti (l’obbligatorietà in altri Paesi, come la Francia è in vigore da molti anni); ma soprattutto scongiurare una doppia migrazione (la prima al DVB-T2 MPEG4 e la seconda al DVB-T2 HEVC), con conseguente necessità di acquisto di nuovi ricevitori a distanza ravvicinata, particolarmente gravosa per gli utenti. Secondo stime CRTV "su circa 48 milioni di ricevitori televisivi nelle abitazioni italiane al marzo 2016 solo il 6% circa era equipaggiato a ricevere il nuovo standard con un tasso di sostituzione tra i 4 e i 6 milioni di pezzi all’anno". La transizione alla nuova tecnologia è anche obbligata dalla migrazione programmata a livello di Unione Europea della banda 700 MHz alla banda larga mobile prevista entro il 2020-22. In Italia tale banda è occupata per oltre il 60% da operatori di rete nazionali e la restante parte quasi integralmente utilizzata da emittenti locali, con alcuni diritti d’uso in scadenza al 2032. La transazione sarà graduale e fino al 2022 i principali canali saranno trasmessi in simulcast. Tuttavia Confindustria Radio Televisioni in tutte le occasioni istituzionali ha indicato come urga "una programmazione e una comunicazione coordinata del processo di migrazione a tutela degli utenti e delle imprese del settore". (E.G. per NL)
03/01/2017 17:47
 
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