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Editoria. Da giornali ad editori: il probabile futuro della carta stampata

Che la carta stampata stia attraversando un periodo di forte crisi non è una novità. I nuovi dati ADS (Accertamenti Dati diffusione Stampa) relativi al mese di dicembre 2016 e messi a confronto con quelli di dicembre 2015 evidenziano però una notevole caduta in termini di diffusione media, con riferimento sia all’Italia che all’Estero.
Solo per citarne alcuni: Il Sole24Ore (-22,60%), Il Corriere della Sera (-21,08%), La Repubblica (-13,57%), La Stampa (-13,16%), La Gazzetta dello Sport (-8,88%). Riguardo, invece, alle percentuali di vendita totale (cartacea e digitale), i dati ADS rivelano che Il Corriere della Sera perde il 17,88%, La Stampa registra un -12,49%, La Repubblica chiude a -13,46%, Il Sole24Ore arriva a -19,83% e La Gazzetta dello Sport si ferma ad un -6,70%. Visti i sempre peggiori risultati, gli editori delle testate cercano ormai da tempo una strategia che porti ricavi da altre fonti, che non siano quelli della carta stampata. Ad offrire più sponde possibili è ovviamente il web, anche al di fuori della classica trasposizione online della propria testata: trasformare i giornali in un servizio editoriale online dando la possibilità ai lettori di costruirsi loro, previo pagamento per ogni singolo articolo, un giornale strettamente personalizzato da leggere durante il giorno oppure stamparlo e conservarlo per leggerlo solo successivamente. Il tutto presupporrebbe la vendita del servizio a Newspass di Google, avviato nel 2010, cambiato poi in Google One Pass (sistema di pagamento integrato nel motore di ricerca che permette agli editori di monetizzare gli articoli filtrati da Google News) o ad altre piattaforme multilingue. Allora Big G, onde evitare nuove accuse di egemonia (si ricordano le critiche avanzate da De Benedetti e Murdoch nel 2009) si era già dimostrato a favore della condivisione di tutte le informazioni che derivano dal suo utilizzo, ovvero i dati sul traffico e profili degli utenti messi in condivisione con i partner, affermando che la maggior parte del ricavo sarebbe rimasto nelle mani dei produttori di contenuti. E così è stato: a differenza di Apple (con il suo sistema in-app Purchase, con debutto sul Daily, che trattiene il 30% e lascia il 70% agli editori), Google si trattiene invece il 10% e il restante 90% lo lascia agli editori. Pare che sia quindi questo un possibile futuro per la carta stampata: collaborare strettamente con il mondo digitale all’insegna di un’alta percentuale di sopravvivenza. (L.M. per NL)

17/02/2017 13:13
 
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