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Pubblicità. Brand creativi nella scelta della piattaforma. L'auto interconnessa sarà il fulcro

L’ossessione di chi fa marketing nell’era 2.0 è il customer journey: le aziende osservano il comportamento degli utenti per individuare i momenti migliori in cui intercettare la loro attenzione e presentare il proprio messaggio.
Questo le costringe ad andare oltre i soliti canali, uscire da case e uffici e approdare su piattaforme non convenzionali come, ad esempio, le playlist di Spotify. Da tempo la piattaforma di streaming musicale ha aperto le playlist proprietarie alla sponsorizzazione e Mulino Bianco è stata la prima azienda italiana ad approfittarne: il brand raggiunge il suo target con la campagna #laprimacosabella grazie al presidio delle playlist “Il caffè del buongiorno” e “Una carica di espresso”. Lo sforzo di ripensare gli oggetti della nostra quotidianità in chiave marketing può essere ancora più estremo: il Presidente di Seat, Luca de Meo, ha annunciato che i prossimi modelli di automobili saranno “la prossima piattaforma” grazie alla capacità di “connettersi all’ecosistema della città in cui si trovano”. L’auto come veicolo non solo di persone, ma anche d’informazioni: dall’info traffico alla ricerca del parcheggio, dal meteo agli eventi, alla pubblicità geolocalizzata: questa frontiera della pubblicità non è certo nuova e continua ad evolversi per adattarsi alle opportunità di comunicazione molteplici e sempre nuove che il digitale offre. Dal punto di vista del consumatore, c’è la medaglia e il suo rovescio: dal bombardamento pubblicitario si è passati all’immersione, che rende tutto molto più comodo e raggiungibile, ma non lascia vie di scampo. (V.D. per NL)

02/03/2017 10:45
 
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In Germania scoppia la bufera tra politica e imprenditori del settore pubblicitario: per quanto i numeri siano ottimi, se si pensa che nel 2016 vennero investiti fino a 45 miliardi di euro in pubblicità, guardati con maggiore attenzione, i risultati pervenuti dalle analisi dello scorso anno, secondo Andreas Schubert, presidente della Zentralverband der deutschen Werbewirtschaft (Zaw, cioè l’associazione centrale dell’economia pubblicitaria tedesca), essi potrebbero essere ancora più prominenti e a favore di un’economia in crescita, ma ad oggi non è ancora così.
Pubblicità attraverso gli influencer: chi, tra i volti più noti al pubblico (non necessariamente per mezzi diversi da quelli online), si scatta una foto (il cosiddetto selfie) o si fa fotografare con un prodotto o un marchio ben visibile fa pubblicità a questo, utilizzando la propria immagine che per via della sua fama, produce un istintivo rapporto di fiducia per i suoi fan, fungendo da cassa di risonanza per il prodotto o brand in questione.
Dal 2018 scompariranno gli spot pubblicitari di 30 secondi su YouTube e Google ha reso noto di “volersi concentrare sui formati che vadano bene sia per gli utenti che per i clienti”.
Nell’era del web 2.0 il superlativo assoluto del successo di una pubblicità non si costruisce con l’aggettivo “planetario”, ma con “virale”.
La multinazionale francese Publicis Groupe si piazza al primo posto nella classifica mondiale delle agenzie pubblicitarie: con ben 10 punti assegnati, l’agenzia italiana del gruppo a nome di Publicis Italia è in testa davanti all’agenzia storica Ogilvy & Mather (2 punti), DLV BBDO, la Havas della famiglia Bolloré e We Are Social che rispettivamente si vedono invece assegnare tutte un solo punto (dati di Gunn Report for Media, indagine annuale che classifica le migliori agenzie di 40 paesi in campo pubblicitario).