Home
HomeRedazioneS.I.T.Archivio Newsletter NLArchivio S.I.T.PubblicitàLink utiliContatti
 
Notizie EditoriaNotizie Giurisprudenza e NormativaNotizie Radio e TVNotizie WebNotizie VarieRaccolta EditorialiSpeciali NL
Pubblicità, UK: fatturato in crescita per la WPP di Sorrell. Dopo Brexit si investe nella UE

La WPP, colosso nel campo pubblicitario, ha concluso il terzo trimestre dell’anno con una crescita del fatturato del 23,4% (per circa 4 miliardi di euro) in linea con i primi sei mesi del 2016.
Il trend positivo ha sorpreso le previsioni degli analisti con un fatturato annuo che è aumentato del 15,8% (dato relativo ai primi nove mesi). Intanto l’azienda londinese ha deciso di investire anche nella pubblicità programmatica. Attraverso la controllata Xaxis ha definito l’acquisizione della Triad Retail Media, leader nel settore del digital retail marketing, che nel 2015 ha registrato ricavi netti per 120 milioni di dollari. Nonostante i segnali positivi, tuttavia, gli effetti della Brexit si sono fatti sentire anche nel settore pubblicitario in Uk. Il fondatore di WPP, Martin Sorrell, denuncia un “rallentamento dell’attività economica e decisionale” oltre ad un calo degli investimenti dovuti all’incertezza post-brexit. In attesa che venga concretizzata l’uscita dalla UE, la WPP punta ad investire in Spagna, Italia, Germania e Francia per ammortizzare gli aumentati costi di produzione nel Regno Unito. Proprio in questo senso va letta l’acquisizione nei mesi scorsi di Conexance, società francese specializzata nell’analisi dei comportamenti dei consumatori. (M.R. per NL)

04/11/2016 11:12
 
NOTIZIE CORRELATE
In Germania scoppia la bufera tra politica e imprenditori del settore pubblicitario: per quanto i numeri siano ottimi, se si pensa che nel 2016 vennero investiti fino a 45 miliardi di euro in pubblicità, guardati con maggiore attenzione, i risultati pervenuti dalle analisi dello scorso anno, secondo Andreas Schubert, presidente della Zentralverband der deutschen Werbewirtschaft (Zaw, cioè l’associazione centrale dell’economia pubblicitaria tedesca), essi potrebbero essere ancora più prominenti e a favore di un’economia in crescita, ma ad oggi non è ancora così.
Pubblicità attraverso gli influencer: chi, tra i volti più noti al pubblico (non necessariamente per mezzi diversi da quelli online), si scatta una foto (il cosiddetto selfie) o si fa fotografare con un prodotto o un marchio ben visibile fa pubblicità a questo, utilizzando la propria immagine che per via della sua fama, produce un istintivo rapporto di fiducia per i suoi fan, fungendo da cassa di risonanza per il prodotto o brand in questione.
L’ossessione di chi fa marketing nell’era 2.0 è il customer journey: le aziende osservano il comportamento degli utenti per individuare i momenti migliori in cui intercettare la loro attenzione e presentare il proprio messaggio.
Dal 2018 scompariranno gli spot pubblicitari di 30 secondi su YouTube e Google ha reso noto di “volersi concentrare sui formati che vadano bene sia per gli utenti che per i clienti”.
Nell’era del web 2.0 il superlativo assoluto del successo di una pubblicità non si costruisce con l’aggettivo “planetario”, ma con “virale”.