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Radio digitale, Cardani (Agcom): il DAB+ rischia di essere l'ennesimo cantiere italiano incompiuto. Ma intanto s'affaccia Radio Player

La misura dello scoordinamento esistente a livello istituzionale (anche) in tema di radio digitale emerge chiaramente dalle parole del presidente Agcom Marcello Cardani rese nel corso del convegno "La radio digitale: un'opportunità per i cittadini, il mercato e le imprese".
"Se Governo e Parlamento si determinassero ad una scelta del tipo di quella compiuta con gli apparecchi televisivi, ossia alla individuazione con legge di una dead line che imponga la produzione e la commercializzazione di apparati radiofonici digitali, avremmo compiuto un grosso passo avanti", ha dichiarato Cardani in relazione all’obbligo di uniformare i ricevitori al DVBT-2 dal primo gennaio 2017 o all'imposizione legislativa per la vendita di apparati DAB+ equipped, ma anche facendo trapelare lo spettro di un possibile (quanto folle per operatori e mercato) modello di switch-off analogo a quello tv analogico/digitale (peraltro basato su presupposti totalmente differenti), andando in aperta contrapposizione con le posizioni espresse nel recentissimo passato non solo dal Mise ma dalla stessa Agcom che sembravano orientata - così come la gran parte dei regolatori comunitari - verso un generale laizzez-faire, nella consapevolezza che il liberismo tecnologico è l'unico approccio che consente il rapido adattamento del mercato allo sviluppo dei formati digitali (che solo un utopista potrebbe pensare di imbrigliare normativamente). Se è infatti auspicabile che "l'industria automobilistica creda e investa di più sulla radio digitale", Cardani rischia di compiere un errore madornale nello sposare un unico format, peraltro infrangendo il tabù della neutralità tecnologica (che nel caso di specie troverebbe la sua massima espressione nella hybrid radio, modello conciliativo della radio digitale multipiattaforma). "Come regolatore - ha dichiarato Cardani -  abbiamo progetti ed idee che non sono più compatibili con la vecchia radio analogica installata di serie su tutti i modelli di autovetture. Penso in primis ai servizi evoluti di infotraffico ed all'informazione d'emergenza in mobilità. Il lungo percorso di pianificazione della rete radiofonica digitale, che ci ha portati fin qua, lo abbiamo concretamente avviato nell'aprile del 2012. In totale in questi ultimi 4 anni abbiamo pianificato 16 bacini locali sul totale dei 39 previsti, corrispondenti a circa il 42% della popolazione. Un buon lavoro, soprattutto se commisurato al sostanziale immobilismo dei primi anni successivi al varo del primo regolamento Agcom in materia". Un lavoro che però, dimentica di annotare il presidente dell'Autorità, ha dato riscontri di audience assolutamente insignificanti e comunque con stime di break-even incompatibili con le risorse degli operatori, anche per la mancata adesione delle case automobilistiche che hanno dimostrato, più che un'indifferenza, un generale disimpegno. Del resto, Cardani ammette che il sistema è in stallo, impantanato nel guado: "Un lavoro che va necessariamente completato perche' non intendiamo fare del Dab l'ennesimo cantiere incompiuto di questo nostro paese". Affermazioni che manifestano chiaramente una pericolosissima ed illogica propensione verso una tecnologia che, alla prova dei fatti, se non rischia di essere spazzata via nel giro di un lustro dallo sviluppo dell'IP broadcasting e format consolidati (LTE Broadcasting, DVB, nella declinazione mobile, ecc.) sarà quasi certamente fortemente minimizzata. D'altra parte, è (per fortuna, vien da dire) estremamente improbabile che "le altre istituzioni coinvolte", in primis il Ministero dello Sviluppo Economico, raccolgano il suo invito "per giungere a soluzioni condivise e durevoli" se improntate solo sul DAB+, anche perché troverebbe un successivo aperto ostruzionismo a livello sovranazionale, posto che l'UE non vuole e non può sposare un monoformato digitale. Non è un mistero che la stessa RAI è ormai scettica sullo sviluppo del DAB+, tanto che Cardani richiede ad essa "uno sforzo speciale", invitandola a fare "non solo quello che il contratto di servizio le chiede di fare" e a "sentire come proprio - più di quanto fatto finora - questo progetto di ammodernamento del paese". Stesso discorso viene esteso dal presidente dell'Agcom "alle imprese private del settore ed alle loro associazioni: anche se molto è stato fatto, perché le radio nazionali private hanno coperto il 70% della popolazione con le proprie reti digitali e perche' anche le più grandi delle radio locali stanno lavorando con intensità. Un compito importante, anche nel segno della creatività e della convinzione, spetta alle aziende produttrici e all'industria automobilistica". Parole che cadranno quasi certamente nel vuoto,visto l'imminente sbarco anche in Italia di Radio Player, una tecnologia sviluppata da BBC UK e già adottata in molti paesi europei che aggrega tutti i contenuti audio prodotti dagli editori radiofonici in un'unica, sofisticata APP che, oltre agli altri vantaggi, rappresenta senza dubbio la migliore possibilità per il medium Radio di trovare spazio nei cosiddetti cruscotti digitali delle vetture di imminente produzione, in virtù della avanzata collaborazione con i principali OEM e, soprattutto, i produttori di automobili. (M.L per NL)
28/09/2016 21:43
 
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