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Radio. Tra FM e web il futuro secondo Consultmedia

Il 2016 è stato un anno importante per Consultmedia (struttura di competenze a più livelli collegata a questo periodico), punto di osservazione qualificato del sistema radiotelevisivo italiano, registrando tra la propria clientela il 15% di tutte le emittenti FM in attività ed il 10% dei network provider DTT.
Ne parliamo con Massimo Lualdi, avvocato, senior partner per l’Area Affari Legali e direttore responsabile di NL. “Il corrente anno è stato di svolta per il mercato radiofonico”, spiega. “Due i motivi: l’ingresso di Mediaset che, attraverso l’acquisizione di Finelco e quindi di Radio 105 e di Virgin Radio, che si integrano alle radio captive (R 101 e Radio Orbital-GBR, acquisite "in casa" da Mondadori), ha completamente alterato gli equilibri di mercato, spingendo altri soggetti ad importanti acquisizioni per bilanciare i pesi, usufruendo del crollo dei valori degli impianti FM (ridottosi di due terzi e più rispetto alle quotazioni di 8 anni fa) e della profonda crisi delle radio locali”. E la seconda? “L’imminente sviluppo della radio digitale. Ma non nella direzione del DAB+, nuovamente impantanatosi nello stagno della burocrazia e dell’indifferenza dell’utente, quanto della radio IP. L’arrivo delle tariffe flat per la connessione in mobilità, le automobili interconnesse, lo sviluppo della tecnologia 5G in programma entro il 2020 e tutta una serie di segnali che provengono da varie direzioni, indicano che nell’arco di 5 anni l’ascolto della radio via internet aumenterà progressivamente, secondo alcuni raggiungendo il 30-40% tra le piattaforme di veicolazione (FM compresa)”, continua Lualdi. Cosa significa questo? “Che nel medio-lungo periodo i broadcaster per come li conosciamo, non esisteranno più: gli editori radiofonici saranno fornitori di contenuti puri, non proprietari di infrastrutture”. E allora perché tutti questi investimenti in FM? “Per favorire il consolidamento dei marchi presso il pubblico in vista di un lungo switch-over. Sul web, allo stato, si possono ascoltare oltre 200.000 stazioni, senza discriminazioni di accesso, quindi, “ad armi pari”. Sennonché l’utente radiofonico non ascolta più di 10 stazioni quando fa zapping (alcuni studi riducono addirittura a 6 il numero), privilegiando quelle generaliste che fanno musica e informazione. E’ quindi indispensabile consolidare le rendite di posizione, finché è possibile, in vista dell’erosione conseguente alla successione nelle piattaforme di distribuzione dei contenuti (nel caso di specie, da FM a IP)”. L’apertura al mercato delle web radio, recentemente promossa da Consultmedia su queste pagine, va in questa direzione? “Esattamente. Allo stato, quello delle web radio è perlopiù un mercato embrionale, profondamente anomico, ma che subirà una inevitabile regolamentazione. C’è moltissimo da fare: occorre proporre indirizzi normativi, gestire da subito con approcci interpretativi analogici fattispecie regolamentate per altri ambiti con strumenti giuridici non perfettamente sovrapponibili, orientare scelte, suggerire strategie, strutturare il sistema di geolocalizzazione (che sarà "l'ambito locale sostanziale", favorendo l'emersione e l'evidenziazione immediata delle radio "marcate territoralmente" e così consentendo all'utente di attingere ai contenuti locali specifici). Le emittenti web, al pari di quanto lo erano (e in parte lo sono ancora) quelle locali FM, sono scoordinate, solitarie, abituate ad autogestirsi anche su aspetti delicatissimi, che poi possono esporle a rischi pesanti dal punto di vista sanzionatorio. Non esiste ancora un orizzonte commerciale, anche se cominciano a delinearsi alcune prospettive mutuate da altre iniziative”. Consultmedia si propone quindi come un supporto in questo senso? “Il modus operandi di Consultmedia è sempre stato quello del problem solving, attraverso una stratificazione di competenze specifiche erogate da professionisti eterogeni ma coordinati, accomunati dalla medesima sede fisica. In sostanza, rivolgendosi all’indirizzo di Consultmedia si trova sempre un professionista per qualsiasi problema che inerisce all’attività dell’emittente (sia esso un ingegnere, un avvocato, un fiscalista, un economista, ecc.). In venti anni di attività abbiamo notevolmente affinato questo modello, che ora vogliamo estendere all’ambiente dell’IP broadcasting (mi piace chiamare così l’attività radiofonica in senso stretto domiciliata sul web)”. Mai pensato di evolvere l’attività nella direzione di un sindacato di categoria o comunque un’associazione? “Abbiamo ricevuto molte sollecitazioni negli anni, ma abbiamo sempre declinato l’invito. Noi siamo consulenti di direzione ed organizzazione, non sindacalisti. E non vogliamo mutare la nostra pelle. A Milano diciamo: “ofelè fa el so mestè”. E se, a differenza di altri, siamo passati senza particolari difficoltà dallo tsunami della crisi, forse abbiamo qualche speranza di poterlo ancora fare nell’era 2.0 delle radio e tv”. (E.G. per NL)
 
30/12/2016 11:31
 
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