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Radio. Verso la "multipiattaforma inconsapevole". Tv sempre più determinante

A seguito delle riflessioni pubblicate da NL sulla progressiva tendenza degli utenti di ascoltare la radio attraverso l'apparecchio tv (abitudine certificata dalle ultime indagini Radio Monitor di Eurisko), si è innescato un proficuo dibattito sulle pagine specializzate dei social network (FB in primis) tra gli operatori.
Dai confronti attuati, emerge la consapevolezza generale di osservatori qualificati che l'utilizzo della tv come strumento di ricezione dei programmi radiofonici si declina tendenzialmente in due direzioni: la prima relativa alla scomparsa nelle case (e presto anche nei luoghi pubblici) dell'apparecchio radio (FM) tradizionale, con la conseguenza che chi vuole ascoltare musica deve spesso necessariamente attingere alla televisione quale dispositivo più prossimo all'utente; la seconda è invece afferente all'ibridazione del medium radio, sempre più integrato in quello tv attraverso il modello della cd. "radiovisione". A riguardo di quest'ultimo, occorrerà effettuare una distinzione tra il simulcasting pressoché assoluto del contenuto radiofonico meramente integrato dalla componente video (la tipica ripresa video negli studi radiofonici dei conduttori eventualmente associata alla trasmissione dei video musicali contestualmente alla musica diffusa in radio) e la separazione più o meno netta del contenuto radiofonico da quello video a parità di denominazione del programma. Nel primo caso (il modello RTL) si avrà un rafforzamento più o meno consistente della componente radiofonica nel suo insieme (nel senso che sarà la tv a consolidare l'ascolto radio nel suo complesso, essendo meramente strumentale ad esso); nel secondo (il modello di Radio Capital Tv, m2o, R 101 Tv, ecc.) avremo un effetto rafforzativo quasi esclusivamente legato alla promozione del marchio radiofonico (che avrà incidenza sulle rilevazioni d'ascolto, ma solo in conseguenza della sua attuale conformazione fortemente legata alla memorizzazione del logo, stanti i meccanismi precipui dell'obsoleto metodo CATI) con l'effetto di determinare l'esistenza di due distinte emittenti (quella radio e quella tv) legate tra loro solo dal marchio (con percezioni dell'utente, a seconda dei casi, di unificazione o separazione e contribuzioni specifiche difficilmente prevedibili in termini commerciali ed editoriali). In ogni caso, l'utilizzo della televisione quale piattaforma distributiva dei contenuti radiofonici appare assolutamente premiante e va nella direzione del principio della "multipiattaforma inconsapevole" che governerà il futuro dei media radio e tv, a mente del quale l'utente medio non solo difficilmente potrà (attraverso un'interrogazione più o meno complessa del dispositivo utilizzato) ma nemmeno avrà interesse a conoscere il supporto tecnologico con il quale riceve il prodotto che desidera vedere o ascoltare. In tale ottica è evidente che il principale obiettivo che gli editori radiofonici dovranno conseguire sarà quello della propria rintracciabilità, attraverso strumenti sempre più definiti (motori di ricerca dedicati, LCN, interrogazione vocale, ecc.). (M.L. per NL)
21/09/2016 10:17
 
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