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Tlc. Corte dei Conti bacchetta: su banda larga troppa burocrazia ed eccessivo digital divide
Il fenomeno del “digital divide” (divario esistente tra chi ha accesso alle tecnologie dell’informazione e chi invece ne è escluso, in parte o del tutto) è stato notevolmente ridotto, ma preoccupante è la questione riguardante i ritardi cronici in termini di realizzazione delle infrastrutture necessarie per le comunicazioni a banda larga nelle zone a fallimento di mercato a causa di procedimenti di rilascio dei permessi da parte degli enti amministrativi troppo lunghi.
Questo è quanto emerge dalla Relazione della Corte dei Conti (delibera n°21 depositata in segreteria il 30/12/2016), a proposito dell’attività svolta da Infratel (Infrastrutture e Telecomunicazioni per l’Italia) in materia di attuazione del programma di investimenti per la banda larga durante il periodo 2007-2015. “Gli interventi sono stati caratterizzati da ritardi nella loro conclusione, dovuti secondo Infratel, a contenziosi anteriori o posteriori alle gare d’appalto, a opposizioni di privati all’esecuzione degli interventi di scavo, ai tempi talvolta molto lunghi occorsi per il rilascio dei permessi da parte degli enti proprietari delle aree attraversate dalle opere e dai cavidotti, e infine, ad economie di spesa che hanno consentito di realizzare nuovi interventi originariamente non programmati”, si legge nel testo. Ritardi per cui la stessa Corte dei Conti rimanda al Mise (Ministero dello Sviluppo Economico che, insieme ad Invitalia, Agenzia Nazionale per l’attrazione degli investimenti e lo sviluppo d’impresa, ha istituito Infratel Italia S.p.a) e ad Infratel, l’onere di inoltrare le opportune comunicazioni di sollecito per ottenere i permessi in tempi nettamente più veloci. La Corte inoltre aggiunge che il Mise dovrebbe fare meno ricorso alle consulenze esterne “ove non strettamente necessarie” con lo scopo di ridurre i costi di funzionamento connessi agli interventi infrastrutturali in esame che pesano sul bilancio dello Stato. Tuttavia, una nota positiva emerge: il digital divide infatti, nell’arco di dieci anni, è passato dal 15% all’1,03%, equiparandosi alla stessa percentuale presente in Europa e riducendosi di ben 13,97 punti percentuali. (L.M. per NL)
14/02/2017 10:01
 
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