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Web. “Fake news”: dibattito aperto e Parlamento al lavoro

Il fenomeno delle bufale online continua a far discutere e, di conseguenza, non potevano mancare le opinioni tecniche di giuristi su quella che potrebbe essere la soluzione migliore volta a contrastare il fenomeno, quasi fosse effettivamente loro competenza.
Il dato unanime che emerge è quello di puntare tutto su una tutela preventiva, in grado perlomeno di arginare il fenomeno, visto che la sua totale eliminazione parrebbe impossibile: una sorta di censura, secondo alcuni osservatori. “C’è bisogno di sensibilità e un’unità d’intenti tra i colossi della Rete e gli utenti che ne fanno parte” afferma Ruben Razzante (docente di Diritto dell’informazione all’Università Cattolica di Milano) citando nel suo discorso l’iniziativa proposta da Giovanni Pitruzzella (presidente dell’Antitrust), il quale sostiene che il problema delle false notizie dovrebbe essere fronteggiato dallo Stato (e non da società che gestiscono i social media) tramite l’introduzione di agenzie indipendenti coordinate da Bruxelles e plasmate sul sistema delle autorità per la tutela della concorrenza, in grado di identificare le notizie fasulle presenti sul web, rimuoverle tempestivamente e se necessario imporre delle sanzioni: istituire un ufficio di censura, insomma. L’idea, ha un pesante odore di controllo istituzionale della libertà d’informazione. Stefano Previti (partner dello Studio Legale Previti e animatore dell’Osservatorio Web Legalità) pone invece l’accento su un’altra questione: “quando i contenuti sono veicolati da altri soggetti occorre identificare il gestore del sito e l’hosting provider cui inviare una diffida contenente i riferimenti specifici della notizia falsa con annesso invito a rimuoverla o rettificarla”. “Per i casi d’inerzia”, prosegue Previti, “occorre andare invece in giudizio dove è possibile ottenere provvedimenti cautelari inibitori accompagnati da penali per la mancata esecuzione, e nei casi più gravi, anche dal sequestro del sito”; anche qui, si respira una forte aria di censura arbitraria. Enzo Pulitanò (avvocato presso lo studio legale Pedersoli e Associati e Presidente Emerito dell’Associazione Italiana Giuristi di Impresa), sostiene che “applicare alla Rete il famoso decalogo dell’informazione mal si addice alla natura non professionale dei soggetti che vi scrivono e alla natura non editoriale delle organizzazioni che gestiscono i social. Quello che però si potrebbe fare è stipulare un obbligo di indicare la fonte della notizia cosicché il gestore dei siti possa avere la possibilità di cancellare, e non modificare, le notizie evidentemente false o prive di fonte”. Una versione di censura un po’ più blanda, in questo caso. Nel frattempo, qualcosa sembra muoversi in Parlamento al fine di creare uno strumento efficace contro le bufale online; è infatti pronto alla discussione il testo del disegno di legge “Disposizioni per prevenire la manipolazione dell'informazione online, garantire la trasparenza sul web e incentivare l'alfabetizzazione mediatica” (Ddl S. 2688) i cui firmatari appartengono a diversi schieramenti politici come PD, Cor, Forza Italia, Lega Nord, gruppo per le Autonomie e del Misto (acronimo GAL). “Un primo passo per aprire un dibattito più ampio che non riguardi solo il mondo politico ma tutta la società civile”, ha dichiarato la senatrice Gambaro che già il 25 gennaio scorso ha visto approvato, in sede di assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa alla Plenaria di Strasburgo, il suo rapporto “I media e il giornalismo online: sfide e responsabilità” avente l’obiettivo di disciplinare l’informazione online così come avviene per quella offline. “La relazione intende impegnare gli Stati membri ad assicurare la tracciabilità da parte delle forze dell’ordine degli utenti dei media on-line quando violano la legge, questo perché i media on-line non devono diventare una zona fuori legge grazie all’anonimato degli utenti” precisa. Approvato con consenso unanime in Commissione Cultura dai 47 paesi appartenenti al Coe (Centro Orientamento Educativo, impegnato in attività di volontariato per la cooperazione internazionale), il rapporto Gambaro punta e invita a fare una distinzione tra il diritto e il dovere di informazione; chi pubblica un contenuto su una piattaforma social non è tenuto ad attenersi a leggi e codici deontologici che caratterizzano invece chi fa dell’informazione il suo mestiere, e proprio a causa di questo, la Rete rischia di essere invasa da notizie inaffidabili la cui battaglia non deve però andare ad intaccare la libertà di espressione, garantita dalla democrazia. “Notizie e opinioni sono due cose ben diverse” afferma saggiamente la senatrice. Ecco alcuni punti contenuti nella relazione tramite i quali l’Assemblea raccomanda gli Stati Membri a; “Avviare sia a livello nazionale sia in seno al Consiglio d’Europa, discussioni su norme e meccanismi necessari per prevenire il rischio di distorsione delle informazioni o manipolazioni dell’opinione pubblica, come già suggerito nella Risoluzione dell’Assemblea 1970 (2014) su “Internet e la politica: l’impatto delle nuove tecnologie dell’informazione e della comunicazione sulla democrazia” (8.1.1); riconoscere nella legislazione e nella prassi un diritto di replica o via di ricorso equivalente che consenta la veloce rettifica di un’informazione erronea sui media online e offline (8.1.3); rettificare volontariamente i contenuti falsi o pubblicare una risposta conformemente al diritto di replica oppure rimuovere tali falsi contenuti. I fornitori di servizi sono giuridicamente obbligati a collaborare per combattere i contenuti illegali (8.3.3); le agenzie pubblicitarie e le società di pubbliche relazioni rendano la loro presenza su Internet e i loro contributi alla presenza di altri su Internet identificabili; esse dovrebbero in particolare rendere pubblica la persona, l’organizzazione o la società per cui lavorano (8.4.1). Continua Adele Gambaro “Internet è il cosiddetto quarto potere e come tale va regolamentato per evitare eccessi e storture e garantire, da un lato, la libertà di stampa e, dall’altro, quella di espressione”. Un contributo importante viene anche da Agcom (Autorità per le garanzie nelle comunicazioni) occupata nel frattempo a mettere a punto uno strumento che permetta di estendere il diritto di rettifica dalla stampa al web. (L.M. per NL)
15/02/2017 15:24
 
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L'Ordine dei giornalisti (della Lombardia), primo fra gli ultimi, ha scoperto l'esistenza delle bufale. "Da tempo denunciamo il boom di false notizie che circolano sul web e che poi i social network rilanciano, senza alcuna verifica delle fonti", si legge nella newsletter odierna dell'organo di autogoverno dei giornalisti.