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Web. Streaming: avanzata proposta per la portabilità transfrontaliera dei contenuti

Dal prossimo anno l’accesso ai contenuti in streaming di servizi SVOD sarà libero fra i paesi europei: questo è il contenuto nel recente accordo raggiunto da Parlamento e Consiglio Europeo.
L’obbiettivo, è quello di muovere un ulteriore passo verso la creazione di un mercato unico digitale: dopo l’abolizione del roaming per cui l’Unione Europea ha recentemente raggiunto un accordo, adesso si mira a fornire ai cittadini dell’Unione la “portabilità transfrontaliera dei contenuti e dei servizi online a pagamento all'interno dei differenti stati appartenenti al mercato unico”. In sostanza, dal 2018, l’utente di un servizio SVOD che si dovesse trovare temporaneamente in un altro paese europeo, non dovrà rinunciare all’accesso al servizio; dunque, ad esempio, un italiano abbonato a Sky Italia che viaggi in Francia, potrà comunque vedere le partite di seria A accedendo a Sky Go. Secondo Andrus Ansip, vicepresidente della commissione per il mercato unico digitale, “l'accordo porterà benefici concreti ai cittadini europei che potranno usare in tutta Europa l'abbonamento che hanno sottoscritto nel paese d'origine per guardare gli eventi sportivi preferiti, le serie che più amano e ascoltare la musica che prediligono. Si tratta di un nuovo importante passo verso l'eliminazione degli ostacoli nel mercato unico digitale”; nel testo della proposta, inoltre, si legge che l’iniziativa non avrà alcuna ripercussione sulle attività economiche delle aziende del settore. La questione però è più spinosa di quanto possa sembrare, visto che un utente un po’ più furbo potrebbe pensare di abbonarsi ad un servizio estero non disponibile nel suo paese e fruirne liberamente (magari perché tale servizio offre contenuti non disponibili nello stato in cui risiede); la problematica è speculare a quella vista per l’abolizione del roaming e, al momento, la proposta si limita semplicemente a demandare le verifiche del caso alle aziende, che dovranno operare controlli “ragionevoli e proporzionali” per individuare i furbi. Però, senza una supervisione istituzionale (e quindi super partes), è facile aspettarsi che le aziende possano chiudere un occhio sulla questione, estendendo il proprio mercato in modo non proprio lecito in un settore come quello dello streaming a pagamento, dominato da colossi globali che operano quasi (se non letteralmente) in tutto il mondo. (E.V. per NL)
09/02/2017 11:08
 
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