Home
HomeRedazioneS.I.T.Archivio Newsletter NLArchivio S.I.T.PubblicitàLink utiliContatti
 
Notizie EditoriaNotizie Giurisprudenza e NormativaNotizie Radio e TVNotizie WebNotizie VarieRaccolta EditorialiSpeciali NL
Web. Twitter: il social non riesce a monetizzare

Twitter fatica a volare. Il noto social network sta attraversando un periodo di crisi in quasi tutti i settori: crescita pubblicitaria, numero di iscritti e ricavi finanziari, infatti, non vanno per niente bene.
Nell’ultimo trimestre del 2016, l’azienda ha registrato 717 milioni di dollari che vanno a scontrarsi con i 740 milioni previsti invece dagli analisti. Troppo ottimismo? Forse, ma è anche vero che nello stesso trimestre si è registrata una capitalizzazione pari a 119 milioni di dollari, ovvero 16 centesimi di dollaro per azione. Nonostante l’azienda lo scorso anno si sia attivata per ridurre ed ottimizzare le spese (riduzione del personale del 9 per cento, vendita della divisione di Fabric a Google e chiusura del servizio Vine), si evidenzia comunque una perdita netta di 167 milioni di dollari. Ma quali sono le problematiche che andrebbero risolte? Sicuramente quella legata alla crescita degli utenti iscritti al servizio, al quale inevitabilmente è collegato l’argomento pubblicità. Nel periodo ottobre-dicembre 2016, si è registrato un aumento degli utenti che si collegano ogni mese alla piattaforma di soli due milioni (in totale al momento se ne contano 319 milioni), dato che però gli analisti avevano già previsto senza alzare troppo le aspettative. Il fatto potrebbe essere collegato alla difficoltà che l’utente incontra nell’utilizzare la piattaforma social: occorre sapere cos’è un retweet, imparare ad usare un hashtag e a citare un tweet. La soluzione papabile potrebbe essere quindi quella di ricostruire il servizio rendendolo più semplice e chiaro. Ad una lenta crescita degli iscritti, si collega una netta diminuzione delle inserzioni pubblicitarie presenti su Twitter: gli inserzionisti hanno diminuito i loro investimenti promozionali sulla piattaforma. L’azienda dell’uccellino blu non viene considerata una valida soluzione per chi si occupa di advertising, che preferisce rivolgere i propri investimenti verso altre compagnie (Facebook e Google per esempio) che garantiscono un riscontro più cospicuo in termini di visibilità e di eterogeneità del pubblico (che consente più ampi margini di targettizzazione). Aumenta quindi la mole di lavoro per la compagnia del cinguettio che oltre al problema delle fake news, dovrà porre rimedio anche alle più stringenti questioni economiche. (L.M. per NL)
10/02/2017 11:58
 
NOTIZIE CORRELATE
Facebook punta al mercato musicale per migliorare la sua rendita, e conta di farlo continuando a sfidare Google e la sua colossale piattaforma video, il contenuto online che crea maggior engagement in assoluto.
Continua la lotta contro le notizie false presenti sul web e questa volta è Twitter a fare notizia. La compagnia del famoso uccellino blu (nel 2013 il social network ha superato i 230 milioni di utenti attivi al mese) ha dichiarato che nei prossimi giorni darà il suo contributo nel contrastare il fenomeno, apportando serie modifiche al servizio.
Se si parla di diffamazione, Facebook e i social non sono assimilabili alla stampa ma vanno considerati come mezzo di pubblicità: così stabilisce una recente sentenza della Cassazione.
Snapchat arriva a Wall Street. L’applicazione di messaggistica istantanea che prevede la visualizzazione dei messaggi per un massimo di 24 ore, punta a raccogliere 3 miliardi di dollari attraverso la sua quotazione in Borsa, ma molti analisti non escludono il fatto che possa raggiungere persino i 25 miliardi.
L’unione tra carta stampata e social media, stando a quanto si evince dal Report di Content Digital Next (organizzazione commerciale dedicata a servire le esigenze specifiche e diverse delle società di contenuti digitali di alta qualità), non risulterebbe così perfetta.