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Dal 2018 scompariranno gli spot pubblicitari di 30 secondi su YouTube e Google ha reso noto di “volersi concentrare sui formati che vadano bene sia per gli utenti che per i clienti”.
 
Nell’era del web 2.0 il superlativo assoluto del successo di una pubblicità non si costruisce con l’aggettivo “planetario”, ma con “virale”.
 
La compagnia del fantasmino ha fissato la valutazione in merito alla sua quotazione in Borsa prevista per marzo 2017: il range previsto dovrebbe aggirarsi tra 19,5 miliardi e 22,2 miliardi di dollari (ovvero 18,3 e 20,8 miliardi di euro) stimato su un prezzo indicativo per azione di 14/16 dollari (13,1/15 euro).
 
Google e Facebook fanno incetta di utenti online sulle loro piattaforme: si tratta di numeri da capogiro, con utenti, per il mese di dicembre dello scorso anno, intorno ai 34 milioni per il search engine e i 28 milioni per il social.
 
Arriva sul mercato digitale Amazon Chime, il nuovo prodotto di videoconferenza per lavoratori lanciato dal gigante dell’e-commerce.
 
Si è svolto il 13 febbraio a Roma, presso la sede Confesercenti Nazionale, il primo di una serie di Openday Federpubblicità, l’Associazione di Operatori della Pubblicità aderente a Confesercenti, intitolato “Dal SEO al Programmatic Advertising”, riguardanti il mondo del marketing on line.
 
Facebook punta al mercato musicale per migliorare la sua rendita, e conta di farlo continuando a sfidare Google e la sua colossale piattaforma video, il contenuto online che crea maggior engagement in assoluto.
 
Il mercato pubblicitario del Regno Unito non ha subìto contraccolpi dall’effetto Brexit. Nel terzo trimestre del 2016, cioè nel periodo post-referendum, gli investimenti nell’advertising sono cresciuti del 4,3% (rispetto ai tre mesi precedenti) e per il 2017 è previsto un aumento attorno al 3,2%.
 
L’Unione Europea, vuole estendere la tutela dei diritti connessi all’editoria digitale per tutelarne la situazione economica: una misura che rischia seriamente di trasformarsi in una clamorosa spallata sia all’accesso d’informazioni per l’utenza che ai piccoli editori.
 
Twitter fatica a volare. Il noto social network sta attraversando un periodo di crisi in quasi tutti i settori: crescita pubblicitaria, numero di iscritti e ricavi finanziari, infatti, non vanno per niente bene.