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Raccolta Editoriali
C’è una domanda che striscia fra i disorientati giornalisti che si occupano del settore dei media: che fine ha fatto l'affaire Vivendi-Mediaset?
 
E’ recentemente esploso, giusto con qualche decennio di ritardo, il dibattito pubblico sulla questione delle fake news, meglio note come bufale e che, incredibile a dirsi, possono diventare un problema.
 
Un anno complicato, il 2016; come almeno i precedenti sette. Un anno nel quale sono cambiate tante cose: alcune ampiamente previste; altre prevedibili, ma inattese; talune assolutamente impronosticabili.
 
Il futuro è handless, basato su comandi vocali impartiti a sistemi fissi (pc, strumenti di navigazione, autoradio, ecc.) e mobili all'insegna del "più comodo, più veloce".
 
L’Italia è in emergenza. Siamo sotto attacco speculativo da parte della finanza internazionale, che destabilizza il nostro paese e mette a rischio il futuro degli italiani.
 
Alzino la mano coloro che hanno ancora un ricevitore radio in casa! Non ci avevate pensato, eh? Eppure di quello che era l’elettrodomestico più diffuso fino alla fine degli anni 90 (quando fu superato in termini numerici dalla tv) non c’è quasi più traccia, quantomeno tra gli under 50.
 
Quanto più è grande la massa da convincere, più piccolo deve essere lo sforzo mentale da realizzare. La capacità ricettiva delle masse è limitata e la loro comprensione media scarsa, così come la loro memoria.
 
Post-truth è la parola dell’anno, secondo l’Oxford Dictionary. Essa “denota le circostanze in cui i fatti oggettivi hanno meno influenza nell'orientare l'opinione pubblica rispetto agli appelli emotivi e alle convinzioni personali”.
 
Sul referendum è sostanzialmente tutto un gran casino: questo è il responso dell’Agcom a due settimane dal voto.
 
Non ha (solo) vinto Trump e perso (solo) la Clinton nelle elezioni USA. Ad avere perso è il mondo della prevedibilità assoluta, quello che ci vorrebbe tutti controllati, profilati, allineati, conosciuti dall’alto in basso, da sinistra a destra, dentro e fuori.