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Raccolta Editoriali
E’ iniziato ufficialmente, qualche giorno fa, lo show televisivo presso il Tribunale di Milano, che vede opposti Mediaset e Vivendi.
 

«L'inconsapevolezza sta dilagando. Il virus sta aumentando di intensità e nessun parlamentare è al sicuro. La contaminazione si sviluppa progressivamente. Da Scajola inconsapevole acquirente a basso costo di un appartamento con vista sul Colosseo a Rutelli inconsapevole degli ammanchi sul conto della Margherita.

 
Nel 1987 la Corte di Cassazione rendeva definitiva la sentenza che aveva assolto, in appello, tutti gli imputati per la strage di Piazza Fontana; l’allora URSS lanciava la Soyuz TM-2 (completa di astronauti) con l'obiettivo di mettere in funzione una stazione spaziale permanente; infine, sempre quell’anno di 30 anni fa, nasceva un progetto di ricerca europeo sulla futuristica radio digitale, noto come Eureka.
 
Qualche giorno fa, la piattaforma video Twitch.tv (di proprietà di Amazon e dedicata allo streaming di videogame sia live che on demand) ha annunciato che inizierà a vendere i giochi tramite i video di alcuni streamer, inserendo un semplice pulsante d’acquisto mostrato nel filmato che si sta guardando.
 
Avete presente l’avviso di YouTube “potrai andare direttamente al video tra 4-3-2-1 secondi”? A parte i casi dei trailer di film d’interesse o dello spot del balletto TIM, quanti sono coloro che non sfruttano l’opportunità del salto?
 
Di recente, buona parte dell’opinione pubblica (soprattutto negli USA) si è concentrata su un disordinato e confuso attacco rivolto al giovane svedese ventisettenne di nome Felix Kjellberg, meglio noto come PewDiePie, ancora più noto per essere lo youtuber più famoso, più seguito e meglio retribuito al mondo.
 
Il canone Rai non finanzia la Rai: sembra una strana forma di scioglilingua, ma pare sia la verità. Almeno stando a quanto sostiene il focus annuale di R&S Mediobanca sul settore televisivo italiano.
 
Non si calma il dibattito sulle fake news e, di conseguenza, non lo fa neanche la placida accettazione anche solo dell’idea (già di per sé pericolosa) di approvare una forma di censura all’informazione, in virtù della verità (valore che è sempre bene difendere, ma non legalmente).
 
E’ da diverso tempo che le pagine di questo periodico parlano della rivoluzione dell’Ip che dovrà prima che poi interessare tutti gli operatori dei settori dei media, dalla tv alla radio: ebbene, il passaggio sta iniziando a diventare reale proprio adesso.
 
Niente leggi sulla verità: non c’entrano le fake news e non è rilevante se diventa qualcosa di ignorato, la verità non è oggetto di giurisprudenza e, sotto a questo semplice principio, dovrebbero finire schiacciate tutte le allucinate proposte di giurie popolari o istituzionali per valutare il lavoro svolto da chi, dell’informazione, ne è un professionista.