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Raccolta Editoriali
Il processo di digitalizzazione tv a casa nostra non è solo affar nostro. Impone il coinvolgimento degli Stati confinanti per le emissioni prossime ai limiti territoriali, nel rispetto di un coordinamento internazionale (Piano di Ginevra) che reca anche la nostra firmetta.
 
Quando la locomotiva correva e pareva che di carbone ce ne fosse ancora per generazioni, le strategie aziendali erano spesso puntate verso la “diversificazione”, seducente termine che, nel suo mal impiego, sottintendeva la presunzione di poter rinnovare a propria voglia il successo conquistato in un dato mercato o con un certo prodotto.
 
Tra gli operatori, in questi giorni, si è fatto un gran discorrere di una presunta trattativa tra il gruppo di Rupert Murdoch (Sky) e Telecom Italia per l’acquisizione delle attività tv del provider italiano (La 7 e MTV).
 
“Gli ultimi dati ci dicono che Sky è ferma e il loro bilancio tra disdette e nuovi abbonamenti è negativo. Pensiamo di averli bloccati con la nostra offerta Premium”.
 
L’ha detto Murdoch, il re della tv a pagamento: l’informazione su Internet presto sarà solo pay. Ovviamente non è vero. Le news gratuite scamperanno e saranno sempre la maggior parte.
 
E’ di pochi giorni fa la notizia che per diventare giornalisti pubblicisti occorrerà sostenere una prova. Poco più di una formalità, pare; che però è ennesima conferma dell’abitudine, tutta italiana, di subordinare l’accesso ad una professione ad un esame di Stato (o, in questo caso, ad un surrogato dello stesso).
 

Ancora una volta dedichiamo attenzione al ddl "Disposizioni per lo sviluppo economico, la semplificazione, la competitività, nonché in materia di processo civile", collegato alla Finanziaria 2009, approvato dal Senato il 26 maggio, recante (tra le altre cose) la riforma del codice di procedura civile.

 
Pochi se ne sono accorti, ma oltre alla riforma del processo civile, il disegno di legge recante "Disposizioni per lo sviluppo economico, la semplificazione, la competitività, nonché in materia di processo civile" e collegato alla Finanziaria 2009, approvato dal Senato il 26 maggio, contiene una grande rivoluzione del
 
Al di là dello scontato ottimismo del viceministro del MSE Paolo Romani, la consapevolezza della criticità dello switch-off nelle grandi aree del nostro Paese è palpabile tra gli operatori. Il Lazio impensierisce per numero di emittenti. La Campania, con la giogaia di diffusori abusivi, intimorisce (migreranno anche gli impianti tarocchi?
 
I fatti, in sintesi. Un comune della Lombardia scrive ad un’emittente che aveva chiesto la regolarizzazione urbanistica del proprio impianto, informandola di non poter accogliere la domanda in quanto, a seguito di conferenza di servizi tenutasi presso l’Ispettorato territoriale del MSE-Com, erano emersi dubbi sulla legittimità amministrativa del diffusore.