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Raccolta Editoriali
Il comma 1 dell’art. 97 della nostra Carta costituzionale sancisce che “I pubblici uffici sono organizzati secondo disposizioni di legge in modo che siano assicurati il buon andamento e l’imparzialità dell’amministrazione”.
 
Quante stupide galline che s’azzuffano per niente. Questa volta citiamo il Battiato più commerciale per introdurre un commento sulla periodica euforia che cattura gli editori radiofonici quando si parla di digitale. Cioè della chimera della radiofonia, non solo italiana.
 
Linea dura anche dalla Cassazione contro i fannulloni. Le istanze si riscontrano, a nulla valendo trincerarsi dietro scusanti intollerate dall'ordinamento. E ci sono trenta giorni per farlo. Dopodiché si può ricadere nell'omissione d'atti d'ufficio e quindi nel penale.
 
Recita l’art. 30 D. Lgs 177/2005 (T.U. Radiotelevisione): “L'installazione e l'esercizio di impianti e ripetitori privati, destinati esclusivamente alla ricezione e trasmissione via etere simultanea ed integrale dei programmi radiofonici e televisivi diffusi in ambito nazionale e locale, sono assoggettati a preventiva autorizzazione del Ministero (…)
 
Quel che è giusto è giusto. Giù duri contro i fannulloni, che s’annidano un po’ ovunque (anche nel privato) e lotta serrata contro i burocrati vecchio stampo, quelli che “è meglio scrivere che telefonare per chiedere un chiarimento sulla pratica”.
 
Nel futuro degli operatori di rete locali (cioè le attuali emittenti) c’è una sola prospettiva concreta: si chiama televisione ad alta definizione (HD). Tutto il resto sono illusioni, chiacchere o pura demagogia.
 
Fa specie pensare che Napoli sia la sede dell’Autorità per le garanzie delle comunicazioni. Già, perché proprio lì lo Stato sembra aver perso il controllo delle comunicazioni. Almeno di quelle radiotelevisive.
 
Alzi la mano chi di voi non si è accorto che da qualche tempo non si parla più di digitale terrestre. Delle convocazioni dei previsti tavoli tecnici all'Agcom nulla si sa; il coro di voci coerenti sul DTT si è fatto prima stonato e poi sempre più flebile, sino a zittirsi. Che è successo?
 
C’è un problema che è stato sottovalutato in occasione dello switch-over: gli impianti ex art 30 D Lgs 177/2005, quelli, cioè, dei comuni, delle comunità montane, delle province, che ripetono integralmente i programmi di emittenti televisive non altrimenti ricevibili, ma che non rientrano nella consistenza impiantistica di queste
 
La soluzione della connotazione degli organi periferici del MSE-Com come agenzie regionali ad alcuni non dispiaceva. Ma, stante la vigente impalcatura legislativa, risultava impraticabile.