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Raccolta Editoriali
Quando c'è da protestare, la tendenza radiofonica italiana è quella del "tutti per uno, uno per tutti". Nel senso che poi uno solo va avanti, mentre gli altri guardano. E infatti così è stato anche per il "caso soglia" di Audiradio: tutti scandalizzati, tutti favorevoli al reclamo. A parole.
 
Ennesima dimostrazione dell’(in)utilità degli ordini professionali. Il Consiglio dell'Ordine dei giornalisti della Lombardia, nella seduta del 7 marzo ha deliberato la revisione dell'elenco pubblicisti, cioè di coloro che, diversamente dai professionisti, svolgono attività giornalistica non occasionale e retribuita anche se esercitano altre professioni o impieghi (di cui in genere campano).
 
Peccato. Sembrava una buona occasione per le malandate periferie del dipartimento delle Comunicazioni del ministero dello Sviluppo economico di illustrare il proprio punto di vista. Invece, anche in questo caso, in pochi hanno compromesso l’immagine di molti.
 
Luogo comune: la carta stampata ha il destino segnato dall’editoria online. Ma è così? Forse sì. O forse no. I giornali online vincono, infatti, per velocità informativa e per contenimento dei costi.
 
Il comma 1 dell’art. 97 della nostra Carta costituzionale sancisce che “I pubblici uffici sono organizzati secondo disposizioni di legge in modo che siano assicurati il buon andamento e l’imparzialità dell’amministrazione”.
 
Quante stupide galline che s’azzuffano per niente. Questa volta citiamo il Battiato più commerciale per introdurre un commento sulla periodica euforia che cattura gli editori radiofonici quando si parla di digitale. Cioè della chimera della radiofonia, non solo italiana.
 
Linea dura anche dalla Cassazione contro i fannulloni. Le istanze si riscontrano, a nulla valendo trincerarsi dietro scusanti intollerate dall'ordinamento. E ci sono trenta giorni per farlo. Dopodiché si può ricadere nell'omissione d'atti d'ufficio e quindi nel penale.
 
Recita l’art. 30 D. Lgs 177/2005 (T.U. Radiotelevisione): “L'installazione e l'esercizio di impianti e ripetitori privati, destinati esclusivamente alla ricezione e trasmissione via etere simultanea ed integrale dei programmi radiofonici e televisivi diffusi in ambito nazionale e locale, sono assoggettati a preventiva autorizzazione del Ministero (…)
 
Quel che è giusto è giusto. Giù duri contro i fannulloni, che s’annidano un po’ ovunque (anche nel privato) e lotta serrata contro i burocrati vecchio stampo, quelli che “è meglio scrivere che telefonare per chiedere un chiarimento sulla pratica”.
 
Nel futuro degli operatori di rete locali (cioè le attuali emittenti) c’è una sola prospettiva concreta: si chiama televisione ad alta definizione (HD). Tutto il resto sono illusioni, chiacchere o pura demagogia.