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Raccolta Editoriali
Ad avvalorare che la ripresa è molto fragile e che il mercato pubblicitario ne è un indicatore perfetto, ci sono gli effetti dei quindici giorni di passione della Grecia e dell’esplosione della bolla asiatica.
 
Mediaset scende in campo nella radiofonia. La notizia dovrebbe essere di quelle destabilizzanti. Allora perché ha lasciato freddi un po’ tutti?
 
“Con le misure economiche per la rottamazione delle frequenze interferenti e i nuovi criteri per le graduatore dei fornitori di contenuti si compie un passo decisivo verso la riforma delle tv locali che separa l’attività degli operatori di rete da quella editoriale. L’obiettivo è quello di riportare l’Italia nella
 
Il gruppo Discovery ha preso in mano l’appetibilissimo LCN 9 solo da qualche mese e lo share è già schizzato dallo 0,3% della gestione de L’Espresso all’1,27%.
 
La ripresa c’è e più o meno la percepiscono tutti i settori. Tuttavia, il mercato pubblicitario ad aprile è arretrato del 3,3%.
 
Tira più una radio che un carro di (pay) tv. Così può essere sintetizzato il retroscena delle maxioperazioni radiofoniche in corso.
 
Se tutto andrà come dovrebbe andare, la bollente determinazione dei contributi per l’utilizzo delle frequenze del digitale televisivo terrestre passerà di mano.
 
Il modo di far televisione in Italia è radicalmente mutato tra la fine degli anni ’70 e quella degli anni ’80.
 
I dati sulla raccolta pubblicitaria del settore radiotelevisivo italiano del primo trimestre 2015 restituiscono informazioni interessanti.
 
Entro il 30 aprile scorso, in forza di una norma di legge, avrebbero dovuto essere disattivati gli impianti DTT incompatibili con le emissioni di stazioni estere, con conseguente riconoscimento degli indennizzi (pure previsti dal disposto normativo).