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Class action contro Google Book Search. Ora la scelta è degli editori italiani.
A tre anni dall’inizio della causa contro Google Book Search, intentata, tra gli altri, dall’associazione degli autori americani Authors Guild e dall’associazione degli editori americani (AAP), il colosso del web ha pubblicato sull’home page di quella sezione del suo motore di ricerca parole che hanno letteralmente agitato il mondo dell’editoria.
Questo l'annuncio: “(..) Lavoreremo a stretto contatto con questi partner del settore (gli editori) per mettere online una quantità persino maggiore dei libri presenti al mondo. Insieme, raggiungeremo mete ancora più ambiziose di quelle che ci saremmo potuti prefiggere da soli, per garantire vantaggi duraturi ad autori, editori, ricercatori e anche ai lettori”. Un modo come un altro per certificare l’ennesimo successo di Google. Se per anni le paure di autori ed editori di libri sono state in tutto e per tutto paragonabili a quelle degli editori della carta stampata, è ora giunto il momento di prendere una decisione, in qualche modo uniformandosi al potere della grande G. Il servizio di Google Book Search, cresciuto a dismisura negli ultimi anni, si è sviluppato con l’intento di generare una biblioteca virtuale e digitale senza precedenti, sia per quanto riguarda le dimensioni (attualmente contiene oltre 7 milioni di opere digitalizzate), sia per via della collaborazione instaurata con alcune grandi biblioteche newyorchesi. Il tutto rimane ancora sotto l’osservazione del Dipartimento della Giustizia americano (non convinto della sorte di autori sconosciuti, troppo spesso utilizzati da Google per infoltire la biblioteca online), sebbene uno specifico accordo sia stato siglato tra Google e alcuni editori. Si attenderà ora fino al 4 settembre (la scadenza è stata posticipata rispetto alla data di domani 5 maggio) perché tutti gli editori – compresi quelli italiani ed europei in genere – possano scegliere da che parte stare. Aderire all’azione collettiva contro Google Book Search o siglare l’accordo per farne parte? Ricorda molto la battaglia della carta stampata contro Google News, dove un’Associated Press stanca del potere internettiano della grande G ha chiesto, anche in questo caso, di trovare uno specifico accordo che regolasse l’appropriazione di notizie da parte di Google. Ma chi degli editori rinuncerà davvero alla digitalizzazione delle proprie opere, soprattutto in considerazione della visibilità che Google, qui come in tutti gli altri suoi servizi, può indiscutibilmente garantire? (Marco Menoncello per NL)
04/05/2009 08:14
 
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