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Distribuzione editoriale: Antitrust, rivedere regole per garantire a consumatori migliore accesso a intera offerta informativa e di poter affrontare sfida Internet e free-press

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12/10/2009 14:38
 

Diffusione della stampa e diritto all'accesso dell'informazione

Leggo e riporto dal Vs. giornale del 8 marzo 2010 sotto il titolo “Distribuzione editoriale: Antitrust, rivedere regole per garantire a consumatori migliore accesso a intera offerta informativa e di poter affrontare sfida Internet e free-press”, al Paragrafo Liberalizzare le edicole «Secondo l’Autorità è innanzitutto necessaria una piena liberalizzazione dei punti vendita, in linea con le esperienze di altri importanti Paesi europei. L’attuale regolazione affidata ai piani comunali e alle procedure di autorizzazione non solo mortifica le dinamiche competitive, ma espone spesso i titolari di autorizzazione a rifiuti di fornitura da parte dei distributori locali, impedendo l’apertura del punto vendita autorizzato o costringendolo alla chiusura. La piena liberalizzazione rappresenta peraltro una scelta necessaria anche alla luce della prossima entrata in vigore della Direttiva Servizi. Per garantire la presenza delle edicole dove la domanda non venisse soddisfatta dalle dinamiche del libero mercato, si potrebbero comunque adottare iniziative mirate, mediante sovvenzioni pubbliche» Ebbene, non riusciamo a comprendere come, nel 2010 e nonostante la Direttiva Servizi (nota anche come Direttiva Bolkenstein, dal nome del suo propugnatore), si sia ancora tristemente vincolati ad impedimenti ostacoli incredibili, pretestuosi e direi perfino squallidi, nell’ambito dei quali, la contingentazione determinata dalle Amministrazioni Comunali riesce perfino ad essere un peccato veniale (e comunque legato ad una logica per quanto datata e retriva dal punto di vista amministrativo, almeno giustificata da criteri di parametrazione di pubblico interesse), rispetto alle logiche lobbiste e condizionate dalla spartizione e dalla speculazione corporativa..Un commerciante operante nella mia zona (ma si tratta di un caso esemplificativo di un vero e proprio diffuso fenomeno che credo Vi lascerà esterrefatti..), non ha affatto problemi con l’Amministrazione Comunale (che in realtà si è detta pronta al rilascio della relativa autorizzazione amministrativa), bensì con il distributore il quale peraltro, per una serie di ragioni legate alla storia della distribuzione della stampa in questa zona, si trova(..!?..) ad operare di fatto in regime di monopolio (e questo è già un fatto gravissimo in materia di diffusione e distribuzione della Stampa!).E non è tutto. Questa zona è praticamente sotto il controllo di una famiglia di distributori (una sorta di feudo a retaggio nepotista..) diciamo così di “antica tradizione”, il quale non solo condiziona (facendo il “bello e cattivo tempo”) la distribuzione, decidendo inappellabilmente che può vendere giornali e chi no (ragioni “commerciali” appunto), decretando di fatto il destino imprenditoriale degli aspiranti edicolanti, commercianti cd. non in esclusiva ecc. ecc., ma arriva al punto (in realtà da sempre..) di, diciamo così, “coagulare gli interessi di quanti operano intorno al settore”, perfino degli stessi giornali (quotidiani) se è vero (ed ahimè è verissimo!..) che a domanda di ottenimento della distribuzione dei giornali, segue immancabilmente la ricognizione-visita-sopralluogo di un non meglio identificato ispettore di un quotidiano locale (quello a più alta tiratura e diffusione regionale), il quale, nella maggior parte dei casi ha già deciso inappellabilmente che la cosa “non s’ha da fare”!!! Domanda: che ci azzecca (direbbe il buon Tonino) l’ “ispettore di un quotidiano” (che sembrerebbe oltretutto decidere anche a nome degli altri quotidiani locali, ma questa circostanza non è provata!..sic!..) con la distribuzione dei giornali tout-court??... E ripeto, questo caso è solo uno dei tanti, tantissimi casi che si verificano e che dimostrano il consolidarsi di una prassi che ai più non può non sembrare se non di vago sapore mafioso quantomeno assolutamente impropria eillegittima, con buona pace dell’art. 21 della nostra Costituzione!!! Riprendo peraltro dal sito del SINAGI (Sindacato dei giornalai legato alla CGIL), nella rubrica dei quesiti:

Quesito: “PUNTO VENDITA AUTORIZZATO MA NON FORNITO. Sono un bar tabaccheria dell'Emilia Romagna che ha ottenuto dal proprio Comune l'autorizzazione alla vendita di quotidiani, periodici, ecc. Il distributore della mia provincia oppone resistenza e non vuole fornirmi il servizio di consegna.
Vorrei sapere se può rifiutarsi o se la legge lo obbliga a consegnare i giornali a coloro che hanno ottenuto la licenza di vendita
.”

Risposta del SINAGI: Il Comune rilascia l'autorizzazione per la vendita di giornali, sia per rivendite esclusive sia non esclusive, in base al Dlgs 170/2001, alla legge regionale che da esso deriva e al conseguente piano comunale di localizzazione dei punti di vendita. Una volta in possesso dell'autorizzazione, si instaura il rapporto commerciale tra il distributore locale e il punto vendita, che dovrà svilupparsi secondo le regole generali dell'Accordo Nazionale per la vendita dei giornali.A questo punto, il fornitore (in questo caso il distributore locale per conto degli editori) fa una valutazione commerciale rispetto alla convenienza della fornitura (!)e, nella sua autonomia di imprenditore, può stabilire se attivare o meno il nuovo punto vendita(!!). A rafforzare questa posizione ci sono sentenze di Cassazione che legittimano questo tipo di scelta commerciale(!!), sia essa riservata ad una rivendita esclusiva sia non esclusiva. In qualche caso, per superare il problema, il nuovo punto vendita si rendeva disponibile a ritirare direttamente le copie necessarie presso l'agenzia locale di distribuzione, instaurando il rapporto commerciale. Anche questa possibilità, da quanto Lei dice, viene considerata inapplicabile dal distributore di zona, che evidentemente ha dato una valutazione di non redditività al rapporto costi/ricavi per fornire la sua rivendita. Tenga tuttavia presente che in questo campo valgono tanto le regole commerciali generali (quelle classiche di domanda ed offerta), quanto le norme di legge, poiché il Dlgs 170 per la vendita della stampa rimanda alla situazione esistente in loco per stabilire l'attivazione di nuovi punti vendita.” In tutta evidenza, ci sembra che qui valgano sia le regole del pubblico servizio (con una visione duplice del diritto alla fruizione rivenditore - cittadino consumatore), sia quelle del mercato e del rispetto dell’art. 41 C.I., laddove tuttavia quest’ultimo comporta - nel rispetto dei limiti posti dal dettato costituzionale medesimo laddove si vadano a toccare gli interessi legittimi della collettività dei Cittadini ed il rispetto dei diritti costituzionali stessi - la parità degli interessi propri degli stessi rivenditori (essi stessi imprenditori) con quelli dei Distributori!!! In ultima analisi, se per qualcuno la distribuzione della stampa quotidiana e periodica può costituire motivo di non convenienza commerciale, nel rispetto del dettato costituzionale (artt. 21 e 41 della C.I.) vanno valutate alternative che comunque assicurino e garantiscano le tutele dei diritti generali del Paese e dei Cittadini!.. L’Antitrust appunto deve garantire che non ci sia né il mancato servizio, né la cd. distorsione delle regole del Mercato!!!.. Quando le regole del Mercato vengono compresse dagli interessi monopolistici vuol dire che le regole stesse della libera concorrenza vengono minate alla base e si ha quello che si chiama sfruttamento di una Posizione dominante!.. Sarei grato a Lor Signori se mi potranno gratificare di una risposta possibilmente in linea con le tematiche e le tesi fin qui esposte.

Cordiali saluti

Consulform S.r.l.

Il Direttore

Teofilo Sciarra

NL

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