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Editoria online. Micropagamenti, ma non troppo
Si “naviga” in acque burrascose (o comunque in un web sempre più complesso). E’ questa la sensazione che si ha leggendo le dichiarazioni dei più grandi editori quando si parla di nuovi modelli di business per le loro divisioni online. Come abbiamo spiegato recentemente su queste pagine, l’attuale parola d’ordine è “micropagamenti”. Dopo l’accelerazione impressa dalla NewsCorp di Murdoch in questa direzione, tutti i maggiori quotidiani si sono detti favorevoli all’idea. Google avrebbe anche promesso alla Newspaper Association of America di sviluppare un sistema di pagamento online che permettesse tutto questo. Senza contare che un sistema del genere esiste già, sviluppato da una piccola azienda chiamata Journalism Online. Quello di Google però è stato registrato come un endorsment di peso alle idee di Murdoch. In pratica, Google sostiene che al sua sezione di News sarà della partita e non lavorerà contro questo progetto. Detto questo, restano però i dubbi su quel che accadrà nella realtà. Perché gli editori sono certamente attratti dalle sirene di facili guadagni online, ma sono anche paralizzati dalla paura di perdere lettori, nel caso si rendessero inaccessibili i contenuti a chi non sottoscrive qualche forma di abbonamento o a chi non è disposto a pagare piccole somme per leggere articoli singoli. Per cui quel che accade è che si procede per tentativi. Un esempio ce lo fornisce la Pittsburg Post Gazette che ha lanciato una specie di club esclusivo online a cui si accede a fronte di un abbonamento non troppo oneroso (l’equivalente di circa 2 euro al mese, dunque intorno alle 25 annuali). L’abbonamento garantisce l’accesso ad una serie di contenuti extra e offre la possibilità di avere un contatto diretto con i giornalisti. Sono previsti poi alcuni eventi speciali, riservati a questi abbonati. Tutto molto interessante, salvo che la maggior parte delle notizie consultabili sono le stesse che può leggere anche un lettore non abbonato. La partita si giocherà quindi tutta sui contenuti extra. E tutto dipende da quanto gli editori investiranno in questa direzione, per rendere appetibile questa forma di abbonamento (a cui stanno pensando, tra gli altri, anche Le Figarò, Liberation e il Guardian). Per ora gli editori stanno cercando di tenere un piede in due scarpe, aspettando di capire come reagiranno i rispettivi lettori. Presto o tardi però, dovrà essere imboccata una strada più decisa. Pena la scomparsa dal mondo digitale. (Davide Agazzi per NL)
15/09/2009 10:50
 
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