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Facebook. Zuckerberg assicura che la propria vita online non diventerà una serie tv
Dopo le pesanti critiche legate ad una postilla delle condizioni d’uso che parlerebbe di licenza a vita e mondiali sugli user-generated-content, Facebook fa un passo indietro. E tenta invano di rassicurare gli utenti

È difficile parlare di privacy quando si gestiscono 150 milioni di vite online. È altrettanto complesso controbattere contro 150 milioni di critiche relative ad un minuscolo dettaglio contenuto nelle condizioni d’uso del social network più popolare al mondo. Ma in un modo o nell’altro Mark Zuckerberg sembra aver avuto successo ancora, facendo fare una pessima figura agli internauti di tutto il globo. Infatti, a seguito delle pesanti critiche relative a quella voce dei Terms & Conditions di Facebook, secondo cui il materiale pubblicato dagli utenti potrebbe godere di licenza d’uso mondiale e illimitata per gli amministratori del portale, Zuckerberg avrebbe risposto così: “la licenza non significa che Facebook può fare una serie tv sulla vostra vita: se uno disdice l'abbonamento, documenti e mail scompaiono dalla sua pagina, ma non quelli che ha inviato ai suoi amici” (dichiarazione tratta da Ansa.it). Insomma, un salvataggio in corner, dal quale comunque si evince che tutto dipende, sempre e comunque, dal comportamento degli utenti iscritti al portale. Lascia perplesso il fatto che 150 milioni di internauti non ci abbiano pensato prima e soprattutto, sembra impossibile pensare ad un Facebook i cui abitanti rimangano esclusivamente affaccendati nella compilazione del proprio spazio (simile ad un blog con conversazioni aperte e/o pubbliche) senza aver il desiderio (o meglio, cadere nella trappola stando a quanto dichiarato da Zuckerberg) di mandare a terzi (magari l’amico del cuore) la foto delle vacanze estive, piuttosto che quella del figlio che cresce di anno in anno. Insomma, chi crede che da oggi tutti i “Facebookiani” sceglieranno di condividere con i propri amici online solo conversazioni o e-mail? Chi crede che anche solo la maggiorparte (non dico tutti) di quei 150 milioni di utenti abbia letto le condizioni d’uso di Facebook prima di concludere la sottoscrizione? FB è stato recentemente definito il sesto paese più popoloso del mondo, dunque merita l’attenzione e l’organizzazione che consentono, in un paese altrettanto affollato, di stabilire e mantenere rapporti sani e sicuri con i propri vicini di casa. L’attenzione degli utenti è sempre piuttosto altalenante, come del resto accade nel mondo reale, dunque è effettivamente difficile mettersi nelle condizioni di sbraitare contro un social network, senza preoccuparsi preventivamente di analizzare, al dettaglio, le proprie scelte online. (Marco Menoncello per NL)

18/02/2009 10:04