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Il tallone d’Achille di Murdoch si chiama MySpace: forse manca una killer application?
Lo scenario è quello di una contemporanea battaglia tra social network. Facebook di Mark Zuckerberg ha da tempo scavalcato quella popolarità che MySpace di Rupert Murdoch ha ottenuto nei due anni appena trascorsi. Non sarebbe corretto confrontare le due piattaforme sociali, se non altro perché sono nate e cresciute in periodi diversi, con strutture e finalità che in qualche modo le hanno sempre distinte, ma molti professionisti del settore hanno scelto di imputare la crisi di MySpace all’effettivo sorpasso di Facebook (il cui traffico online brilla grazie al movimento di 200 milioni di utenti). La conseguenza più significativa di questo passaggio di testimone sta nel fatto che Murdoch avrebbe recentemente sollevato dall’incarico i due fondatori di MySpace, Chris DeWolfe e Tom Anderson, andando a pescare proprio da Facebook il nuovo chief executive di MySpace Owen Van Natta (ex chief revenue officer di FB). L’effettiva mancanza di una strategia funzionale e definitiva per raccogliere investitori su MySpace, ha così costretto lo Squalo dell’editoria mondiale a rivedere i suoi piani, sebbene NewsCorp. sia ancora alla ricerca di un qualcosa che possa chiudere il quadro e rendere redditizio MySpace (diversamente, per MySpaceMusic il gioco è stato molto più facile, grazie agli accordi con i quattro big delle major discografiche). Qualche esperto insiste sul fatto che a MySpace manchi anche una killer application, motivo per cui non solo il sorpasso è di FB sarebbe stato addirittura agevolato, ma gli inserzionisti potrebbero non aver investito sul mezzo a causa della presunta mancanza di garanzie sulla permanenza degli utenti online. Stessa sorte sembra comunque tocca a FB, sebbene il picco di traffico utenti e popolarità sia stato da tempo raggiunto (anche grazie alle già citate killer app. di cui FB è effettivamente saturo). Anche Zuckerberg fatica a raccogliere pubblicità per il suo gioiellino informatico, nonostante sia già riuscito ad inserirne molta di più di MySpace. La sfida è sempre quella di fare approcciare l’utente all’advertising in maniera delicata, in modo tale che l’internauta non lo consideri fastidioso. Ma quanti introiti può generare una strategia così sottile e per quanto tempo potrà durare (e sono in molti su internet – per esempio YouTube – a vivere lo stesso problema tecnico)? Se Zuckerberg cerca ancora di definire la strategia per utilizzare tutto quel potenziale che ha raccolto in così poco tempo (gli utenti iscritti), Murdoch sembra aver trovato il suo tallone d’Achille, confermando quella vignetta, pubblicata l’anno scorso sul NewYorker, che ritraeva il titolare di News Corp. alle prese con un rubinetto guasto, metafora di un social network che non riesce ad essere produttivo. (Marco Menoncello per NL)
 
 
 
 
 
 
 
 
28/04/2009 07:19