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Napolitano: "Il vilipendio si può abrogare". E alla Rai: "Rispettare il pluralismo nell'informazione"
"Tenere fuori dalla mischia politica e mediatica" istituzioni come il Quirinale. E' l'esortazione del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, nel corso della cerimonia sul Colle della celebrazione della 'Giornata dell'informazione'.
Il capo dello Stato termina il suo discorso concedendosi quella che definisce come "una postilla telegrafica", sottolineando che "per quel che riguarda l'articolo 278 del Codice penale - che interessa il reato di vilipendio contro il presidente della Repubblica - non toccato peraltro dalla riforma dei reati d'opinione di pochi anni fa, chiunque abbia titolo per esercitare iniziativa legislativa, può liberamente proporne l'abrogazione". E aggiunge: "Giudichino poi i cittadini che cosa è libertà di critica e che cosa non lo e', nei confronti di istituzioni che dovrebbero essere tenute fuori dalla mischia politica e mediatica". Al centro dell'intervento di Napolitano, in occasione della 'Giornata dell'informazione', c'è il rispetto nella carta stampata e nella radio-tv, specie quella pubblica, dell'insostituibile valore del pluralismo. Il capo dello Stato prende spunto dai due premi assegnati a Giulio Andreotti e a Pietro Ingrao, per osservare che "la loro lunga e significativa storia politica oltre che giornalistica sottolinea bene la diversità delle voci che devono trovare spazio in democrazia, nel grande mondo di una stampa libera; come lo ha in effetti trovato nel nostro Paese nel corso dei decenni: è un esempio da cui trarre forza". Per Napolitano, "è nella qualità dell'impegno e del lavoro di ogni giornalista, nella professionalità, nel rigore, nell'equilibrio, nel tranquillo coraggio di chi si dedica a questo impegno e a questo quotidiano lavoro il maggior presidio della libertà e del ruolo della stampa e dell'informazione". Il presidente della Repubblica non si nasconde che "i giornalisti vivono oggi tempi difficili in Italia e nel mondo occidentale, per effetto di accelerate trasformazioni tecnologiche, di ricadute della crisi finanziaria economica globale e di processi più a lungo termine di ristrutturazione del potere economico anche in campo editoriale". Napolitano spiega che "la libertà di espressione e anche il buon uso di questa libertà da parte dei giornalisti" costituiscono "questioni che richiedono analisi e verifiche attente, anche in sede europea e non in riferimento a un solo Paese; e che richiedono proposte comprensive di indubbia necessità di innovazioni normative oltre che di innovazioni delle prassi e dei costumi". Il presidente della Repubblica tiene poi a precisare che su questi temi è "ritornato più volte, indipendentemente dal mutare nel frattempo del contesto politico in Italia, postulando la definizione di equilibri più soddisfacenti, con uno sguardo attento in particolare alla tutela della privacy, della dignità delle persone e delle istituzioni, della riservatezza delle indagini giudiziarie, insieme ovviamente e in primo luogo con la tutela della lilbertà di informazione". Per Napolitano, si tratta di "equilibri difficili e sempre oggetto di controversie, ma a cui non si può sostituire da parte del giornalismo la sottovalutazione di limiti e di responsabilità, da riconoscere e da proiettare nel proprio modo di lavorare". Il capo dello Stato si augura, a tal proposito, che "si vada verso un tempo di riflessione più obiettiva e più aperta su questi temi e che si possa ritornare su di essi, salutando un effettivo progredire del confronto costruttivo da tutte le parti interessate". (Adnkronos)
16/10/2009 15:23
 
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