Home
HomeRedazioneS.I.T.Archivio Newsletter NLArchivio S.I.T.PubblicitàLink utiliContatti
 
Notizie EditoriaNotizie Giurisprudenza e NormativaNotizie Radio e TVNotizie WebNotizie VarieRaccolta EditorialiSpeciali NL
Pubblicità sui cellulari. Google in pole-position con l’acquisto di AdMob
750milioni di dollari. E’ questo il prezzo che Google è disposta a pagare per posizionarsi sulla frontiera di un nuovo interessante mercato: quello della pubblicità sui cellulari.
Grazie agli smartphone di nuova generazione è finito il tempo in cui l’advertising mobile era fatto solo da squallidi sms. Le possibili interazioni tra internet e telefonia mobile rendono infatti molto più appetibile l’inserimento di banner sui siti web consultabili tramite telefonino. Si tratta di un mercato in forte espansione, soprattutto grazie alla diffusione degli iPhone. E Google non vuole farsi trovare impreparata. Anzi, la notizia è quella dell’acquisto, da parte del colosso di Mountain View, della start-up AdMob, leader di questo nuovo mercato. Si tratterebbe di una operazione da 750milioni di dollari. Poca roba per Google, ma un riconoscimento interessante per AdMob, nata nel 2006, grazie ad un investimento di 50 milioni di dollari da parte di una serie di venture capitalist, tra cui il fondo Sequoia Partners. I 750 milioni di dollari sono poi una cifra enorme se confrontata con la dimensione del mercato della pubblicità sui cellulari, che raggiunge a malapena i 150milioni di dollari. Il futuro però va in quella direzione, sembra pensare il management di Google. Per cui tanto vale investire per trovarsi in pole-position quando il piatto sarà veramente ricco. Ce ne fossero di manager così illuminati anche dalle nostre parti. Invece ci tocca assistere ai tentennamenti di un Governo che fatica ad investire sullo sviluppo della banda larga. (Davide Agazzi per NL)
11/11/2009 15:59
 
NOTIZIE CORRELATE
In Germania scoppia la bufera tra politica e imprenditori del settore pubblicitario: per quanto i numeri siano ottimi, se si pensa che nel 2016 vennero investiti fino a 45 miliardi di euro in pubblicità, guardati con maggiore attenzione, i risultati pervenuti dalle analisi dello scorso anno, secondo Andreas Schubert, presidente della Zentralverband der deutschen Werbewirtschaft (Zaw, cioè l’associazione centrale dell’economia pubblicitaria tedesca), essi potrebbero essere ancora più prominenti e a favore di un’economia in crescita, ma ad oggi non è ancora così.
Pubblicità attraverso gli influencer: chi, tra i volti più noti al pubblico (non necessariamente per mezzi diversi da quelli online), si scatta una foto (il cosiddetto selfie) o si fa fotografare con un prodotto o un marchio ben visibile fa pubblicità a questo, utilizzando la propria immagine che per via della sua fama, produce un istintivo rapporto di fiducia per i suoi fan, fungendo da cassa di risonanza per il prodotto o brand in questione.
YouTube si è lanciata nel mondo dello streaming tv a pagamento (SVOD) e sembra intenzionata a fare le scarpe alle concorrenti, Netflix e Direct tv su tutte.
L’ossessione di chi fa marketing nell’era 2.0 è il customer journey: le aziende osservano il comportamento degli utenti per individuare i momenti migliori in cui intercettare la loro attenzione e presentare il proprio messaggio.
Dal 2018 scompariranno gli spot pubblicitari di 30 secondi su YouTube e Google ha reso noto di “volersi concentrare sui formati che vadano bene sia per gli utenti che per i clienti”.