Home
HomeRedazioneS.I.T.Archivio Newsletter NLArchivio S.I.T.PubblicitàLink utiliContatti
 
Notizie EditoriaNotizie Giurisprudenza e NormativaNotizie Radio e TVNotizie WebNotizie VarieRaccolta EditorialiSpeciali NL
Radio: il 2009 sarà anno di stravolgimenti nel panorama nazionale?
Secondo gli analisti del medium radiofonico, il 2009 potrebbe essere l'anno dei grandi stravolgimenti nel panorama nazionale. Entro la fine della corrente annualità, complice la crisi, ma anche estesi fenomeni di assestamento giunti a maturazione, potrebbero cambiare proprietà alcune stazioni nazionali (non è a riguardo stata priva di eco la manifestazione d'interesse di Monradio di acquisire altre emittenti, in aggiunta a Radio 101). Ma se è abbastanza semplice intuire quelle che potrebbero essere le emittenti sul mercato in tal senso appetibili, più complesso è analizzare le dinamiche relative al settore pubblicitario, che pure sarà oggetto di ridistribuzione di equilibri, magari attraverso alleanze, joint-venture o successioni in concessionarie. Quel che è certo è che - a dispetto di voci prive di fondamento - i grandi gruppi multimediali non ci pensano nemmeno a privarsi in tutto o in parte del medium radiofonico, quand'anche esso non fosse redditizio. E ovviamente ciò non è, in quanto il mezzo radiofonico è quello che meno sta subendo gli effetti della crisi economica. Diversamente facendo, infatti, essi pagherebbero un prezzo salatissimo nel già devastato mercato borsistico, che punirebbe pesantemente l'alienazione di uno dei assetti più promettenti nell'immediato e nella prospettiva di una ripresa economica non lontana. E', anzi, probabile che qualcuno, pur con comprensibili difficoltà, punterà a rafforzare la propria consistenza radiofonica, allo scopo di consolidare il proprio appeal nel mondo finanziario, lanciando segnali positivi al mercato.
12/03/2009 14:10
 
NOTIZIE CORRELATE
Ma tutte le emittenti radiofoniche nazionali illuminano almeno il 60% del territorio e tutti i capoluoghi di provincia? La domanda è lecita, posto che è tuttora vigente l'art. 3 c. 5 L. 249/1997, che fissa detto limite inferiore di copertura per preservare il titolo concessorio nazionale.
E’ fermento nel settore radiofonico italiano. Archiviata definitivamente l’epoca della speculazione sulle frequenze, è un momento premiale per chi fa impresa, posto che (finalmente) le aziende vengono valutate per quel che fanno e producono (o potrebbero produrre), come è del resto naturale che sia.
RAI ci ritenta con le radio. Dopo un lunghissimo periodo di pesante discesa negli ascolti, la concessionaria pubblica punta alla crescita, in particolare scommettendo su Radio1, che, secondo i dati Radio Monitor dell'istituto Eurisko, nell’ultimo anno è cresciuta del 9,5% nel giorno medio a fronte di una riduzione complessiva dell’1,5%.
Qual è la distribuzione della raccolta pubblicitaria nazionale sul mezzo radiofonico? Il punto è da sempre controverso, posti i vari criteri di determinazione, che possono valutare il dato al netto o al lordo delle commissioni d'agenzia, considerare oppure no travasi economici e finanziari intersocietari a vario titolo, essere gonfiati o meno da quote, anche rilevanti, di cambi merci editoriali (pubblicità contro pubblicità) infra o extragruppo e così via.