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RTV. Industria audiovisiva: tv, cinema e radio riprendono la crescita

Mentre il settore dell’editoria deve cercare di galleggiare nel mare dei media dell’informazione (a causa della crisi il settore in sei anni è sceso sotto l’1,5% del Pil, sebbene nel 2015 e nel 2016 abbia conosciuto una piccola ripresa), il settore audiovisivo inizia invece la sua rivoluzione presentando buone percentuali di crescita.
Nel 2015 la televisione ha attratto oltre 9 miliardi e 200 milioni di risorse (con un aumento però solo dell’1% rispetto all’anno prima); cinema e home video crescono rispettivamente del 12% (nel 2016 l’industria cinematografica è riuscita ad entrare a far parte dei paesi traino dell’UE in termini di biglietti venduti ai botteghini, con 5 milioni e 800 mila spettatori in più rispetto al 2015) e del 6%. Inoltre, sempre lo scorso anno, in Italia la quota di mercato dei film nazionali è stata del 28,7%, seconda solo alla Francia dove i film nazionali ottengono il 35,3% del mercato. Da questi dati, dunque, si evidenzia come l’industria audiovisiva sia oggi sottoposta ad una rilevante trasformazione dettata soprattutto da Internet che fa sempre più concorrenza e che riesce ad attirare sempre più verso di sé il settore pubblicitario, altri investimenti e consumi. “Io credo che la sfida sia positiva perché si allargano le possibilità di scelta per il consumatore, ma contemporaneamente impone di adottare le politiche pubbliche da una parte e le strategie aziendali dall’altra per mantenere viva l’industria nazionale”, sostiene Giovanni Pitruzzella (presidente Antitrust) aggiungendo che “bisogna ricercare di volta in volta, con riguardo al singolo caso, la strada migliore per assecondare un processo di cambiamento del mercato e quindi anche di ristrutturazione, mantenendo però una dinamica competitiva”. Altro settore in piena salute è quello della radio cui le risorse sono cresciute dell’8% tra il 2013 e il 2015; forse perché, per citare Antonello Giacomelli (sottosegretario allo Sviluppo Economico), “la radio ha una forza che non ha nessun altro mezzo. Forse perché accompagna i gesti della nostra vita senza essere totalizzante o invasivo; forse perché, a differenza della rete, richiama sempre un rapporto fiduciario, di scelta". E poi, continuando con il discorso firmato Giacomelli, “la mia idea è che entro il 2020 il digitale sarà la realtà anche per la radio”: sia mai che a qualcuno passi in testa l’ovvio connubio fra radio e web. (L.M. per NL)

17/02/2017 16:38
 
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