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Tlc. Quanta logica c’è nella convergenza telco-content provider?

Continua a far discutere la questione dell’acquisizione di Time Warner da parte di At&t, un’operazione da oltre 100 miliardi di dollari e che promette di unire insieme i milioni di utenti dell’operatore telco con i contenuti pregiati e famosi in tutto il mondo di Time Warner.
La questione è così grossa e controversa da aver portato persino la pace fra Repubblicani e Democratici in piena campagna elettorale, dato che entrambi i candidati si sono espressi contro la fusione. Politici a parte, sarà quello dell’antitrust l’unico parere di peso e, soprattutto, peseranno le condizioni che l’organismo di controllo potrebbe imporre su come i già scettici analisti di settore reagiranno all’evento. La logica che spinge a questa fusione non è diversa dalle intenzioni che spingono, in Europa, il bretone Vincent Bolloré a mettere le mani su telco e pay tv in diversi paesi del vecchio continente: poter distribuire e produrre contenuti con un unico organo. In realtà, non si tratta nemmeno della novità dell’ultimo minuto: come oggi gli internet provider vogliono mettere le mani su contenuti pregiati, la stessa intenzione illuminò diversi anni fa le televisioni, che oggi infatti (almeno gli operatori più importanti) producono contenuti e acquistano format regolarmente. Ciò che è cambiato, è il fatto che adesso gli utenti utilizzano anche la rete per guardare contenuti ma, soprattutto, è cambiato il fatto che la rete è equa: fra Netflix e Now Tv, per esempio, la discriminante è solo il servizio, non il numero lcn. Il ceo di At&t, Randall Stephenson, si mostra convinto che l’operazione sia “l’incontro perfetto tra due società con forze complementari” in quanto “il mondo della distribuzione e dei contenuti sta convergendo”; nel mondo televisivo questa convergenza ha funzionato, permettendo di creare colossi come la già citata Sky o Mediaset, ma questi operatori hanno beneficiato anche di fattori esterni, come l’essere l’unico operatore pay o l’avere una posizione del telecomando vantaggiosa. La rete, invece, è equa; così equa che le norme sulla neutralità della rete impediscono a qualsiasi operatore di privilegiare alcuni contenuti piuttosto che altri (cosa che invece avviene in modo più o meno palese nel piccolo schermo); dunque, l’unico vantaggio dell’acquisizione miliardaria, sarebbero le produzioni originali e, quindi HBO. Un pezzo pregiato, senza dubbio, che fornirebbe alla pay tv di At&t contenuti di altissimo livello in esclusiva: ma basta a giustificare un investimento di questo calibro? E’ proprio per questo che molti analisti sono scettici e aspettano, per muoversi in modo più deciso, il parere dell’authority. (E.V. per NL)
25/10/2016 09:59
 
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