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Web. Yahoo a Verizon. Il deal si farà, ma non subito

Si allontana ancora un po’ la cessione da parte di Yahoo di buona parte delle sue attività al gruppo di telecomunicazioni statunitense Verizon.
La pratica di acquisto vede coinvolti i due protagonisti sin dallo scorso aprile (mese in cui iniziò l’asta per la cessione degli asset di Yahoo) quando già Verizon era spiccato tra tutti come il candidato di maggiore rilevanza. La conclusione dell’accordo (prevista inizialmente nei primi mesi del 2017) è slittata verso il secondo semestre dell’anno a causa delle massicce problematiche legate alla violazione degli account subite dalla web company e per la quale oggi Yahoo è sotto indagine da parte della SEC (la versione USA della nostra Consob) per aver messo in allarme i suoi utenti in maniera tardiva (anziché tempestiva) sulle violazioni di sicurezza che stava subendo (visto che la violazione risaliva al 2015). Il tutto, però, pare non aver scoraggiato Verizon, intenzionata, infatti, a concludere l’affare con la controparte, a fronte di uno sconto d’acquisto che potrebbe arrivare anche a toccare i 350 mln di dollari (332 mln di euro), giustificato proprio dalla problematica di sicurezza venuta a galla (inizialmente il valore dell’acquisto era stato fissato per 4,8 mld di dollari, ovvero 4,6 mld di euro). Tra i termini dell’accordo è prevista anche la condivisione dei costi legali e delle passività di Yahoo. Con l’acquisizione, Verizon mira a rafforzare la sua presenza in campo mediatico e pubblicitario tramite la costruzione di un portafoglio di contenuti online da sfruttare attraverso la raccolta pubblicitaria. Non solo, già titolare di Huffington Post, TechCrunch (blog americano che si occupa di tecnologia ed informatica), l’app per video go90 e AOL (American On Line, altro pioniere del web acquisito lo scorso anno al prezzo di 4,4 mld di dollari, 4,2 mld di euro), Verizon potrebbe aumentare la propria base di utenti grazie ai siti Yahoo Finance, Sports e News. Tuttavia, dalla cessione rimangono fuori la liquidità di Yahoo, insieme alle partecipazioni in Alibaba Group Holding e Yahoo Japan (che sono praticamente gli unici asset di valore), inclusi i brevetti non core del portafoglio Excalibur.  Una volta portata a termine la trattativa, Yahoo cambierà la propria ragione sociale (solo la divisione non venduta, ad esclusione cioè del portale, i servizi internet, il motore di ricerca e i siti di news che rimarranno con lo stesso nome conosciuto oggi) in Altaba Inc. Resteranno a capo di Yahoo, in sostituzione di Marissa Mayer, Tor Braham, Eric Brandt, Catherine Friedman, Thomas McInerney e Jeffrey Smith. (L.M. per NL)
23/02/2017 10:11
 
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